PERCHE’ SACERDOTE?
PER SERVIRE DIO E IL SUO POPOLO
TUTTI I GIORNI DELLA MIA VITA
NELLA SUA CASA.
PER AMARE SUO FIGLIO…
E I SUOI FRATELLI
PER DONARMI TOTALMENTE A LUI
E A LORO
PER IMITARLO E
IMPARARE A PORTARE LA MIA
PICCOLA CROCE
GUARDANDO LA SUA GRANDE
DOVE CI SONO ANCH’IO
PER PREGARE PER ME E PER LORO. (20.4.1985)
La riflessione di Don Filippo Cotroneo
Ho voluto iniziare questo breve scritto sulla figura del prete, partendo proprio da un mio scritto antecedente all’entrata in seminario (ottobre 1985), perché mi sembra che esso, pur nella brevità e nella lontananza della stesura, possa ancora essere considerato “segno” di una realtà più vasta che può esprimere tutto un modo di pensare sulla figura del sacerdote e che mi sembra ancora valida, pur non esaurendola minimamente.
In effetti la realtà del presbitero è talmente vasta che è difficile poterla esprimere a parole perché essa va ben oltre a tutto ciò che è stato già detto sia nei vari documenti Patristici, Magisteriali e Conciliari o che sia ancora possibile dire.
È chiaro che in questa situazione, la cosa migliore da fare, secondo me, non è tanto quella di dire cosa dovrebbe o non dovrebbe fare o essere il sacerdote, quanto il fatto di essere veramente aperto e docile, nel vero senso della parola, all’azione dello Spirito Santo in noi.
Lo Spirito Santo ci suggerisce, di volta in volta, come vivere la situazione, come affrontare, nella piena e cosciente consapevolezza che è lui che opera e agisce in noi e non la nostra più o meno bravura o cultura umana.
Essere sacerdote nelle realtà locali
Pensando alle nostre realtà locali, alle difficoltà di vario genere che si riscontrano, vien subito da pensare a due possibili vie:
– o quella dello scoraggiamento e della sfiducia, che porta a vivere i rapporti alla vecchia maniera, cioè il sacerdote del sacro, del culto, colui che amministra solo i sacramenti, e per il resto ci si rifugia nel privato (ciò significherebbe fallimento della figura del sacerdote).
– o l’altra, dell’apertura e della speranza, ben sapendo che “più che maestri” come affermava Paolo VI, “la nostra epoca ha bisogno di testimoni” generosi che sappiano donare la propria vita con slancio e viverla in funzione di cristo per il suo bene e per quello del suo popolo che egli ci affiderà: (“Simone di Giovanni…pasci le mie pecore”).
Questa seconda via è la più confacente allo stato del Sacerdote e significa veramente vivere secondo Dio, secondo la sua volontà circa il piano salvifico che si prolunga nella storia tramite la chiesa.
Significa vivere i rapporti da “uomo nuovo”, “da sacerdote nuovo” che incarnandosi nella realtà alla quale è stato inviato agisce come elemento dinamico per la crescita e la promozione dell’uomo in ogni aspetto del suo vivere sociale e religioso.
Il ruolo del prete nella società
Il prete non deve dimenticare che nella società attuale -a causa della rottura del rapporto col trascendente, con l’avanzare del secolarismo, con la caduta verticale dei valori, ecc.- c’è una maggiore richiesta ed esigenza di “autenticità e credibilità”.
Esigenza che solo la chiesa, e quindi il sacerdote, possono dare. Ma è chiaro che ciò vale per ogni cristiano, a causa della natura battesimale che trova il suo fondamento in Cristo, autentica presenza del Padre, nella misura in cui, l’uno e gli altri riescono veramente e realmente a essere “segno” di ciò che significano.
Essere rinnovati dallo Spirito Santo
Essere “sacerdoti nuovi” o rinnovati dall’azione dello Spirito Santo significa incarnarsi nel popolo ma non esaurirsi in esso. Significa vivere la “vicinanza” e il “distacco” che ci permette di amare come Cristo ama (prete- alter Christus), e affidarci a colui che è guida e luce dei nostri passi.
Con quanto detto, non vorrei sembrare un teorico o un utopico, o quanto meno una persona che non vive il suo aggancio con il reale.
Mi rendo perfettamente conto che” tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Eppure, è anche vero che per poter ‘fare’, per poter ‘agire’, bisogna almeno teorizzare il fare (azione nella contemplazione), perché’ diversamente si rischia di costruire sulla sabbia con le dovute conseguenze.
Il grande compito del sacerdote
Questo grande compito che è il sacerdozio pur nella problematica attuale, mastodontica per la nostra portata e capacità, anziché farci paura e scoraggiarci, deve spingerci e stimolare ad affidarci, giorno dopo giorno, a Colui per il quale tutto è, ben convinti che in questa debolezza agisce la potenza di Dio, (la spina nella carne) la realizzazione del suo piano salvifico.
Concludo questo mio breve con la netta convinzione che il prete, quand’anche avesse dato la propria vita per il vangelo, per la testimonianza di Cristo morto e risorto, è e rimane sempre un “servo inutile”. Questa convinzione di fede, tra le tante, ci preserva da eventuali fughe in avanti a causa della debolezza umana che comunque bisogna rispettare anche se a volte arriva ad offuscare il nostro “sentire”, e ci dà la possibilità di vivere il nostro sacerdozio per la Comunità e non per noi stessi.
