Questa è la storia di Andrea e di come la verità vinca sempre. Cosa è una donna? Oggi c’è chi fatica a dare una definizione univoca di cosa sia una donna. Ci sono associazioni internazionali, come il Comitato Olimpico, che distinguono fra: “sesso assegnato alla nascita” (assegnato da chi? esiste una figura professionale di assegnatori di sesso? che competenze ha?) e genere, che riguarda la percezione di sé e che è dei più vari, indipendentemente dalla biologia.
E le madri? C’è chi le considera solo: “un concetto antropologico” e chi ha deciso addirittura che non servano. Perché, una volta che hanno assolto al ruolo di partorire un figlio, possono consegnare la merce agli acquirenti e sparire di scena (qui la tanto svalutata biologia torna a essere utile: senza il ventre delle donne, non ci può essere un figlio). L’epoca attuale non tratta bene le madri, né le famiglie, per lo meno quelle basate sulla biologia (fatte da un padre e una madre).
Eppure, esiste una verità, che, per quanto la si voglia negare, rimane sempre più chiara: una madre è una madre e, insieme al padre, costituisce il nucleo primordiale degli affetti. La famiglia è il luogo in cui tutti abbiamo imparato ad amare. Forse in modo imperfetto e incompleto. D’altro canto l’unico amore perfetto, che ci sazia e ci completa è quello di Dio, ma l’amore che ti trasmette la famiglia non richiede metodo didattico, teoria dell’apprendimento o faticosi esercizi. L’amore di una madre è difficile da spiegare, ma immediato da comprendere, quando te lo trovi davanti, come nel caso di Andrea.
Andrea e il suo gesto d’amore
Andrea è una donna, una madre, quindi una delle categorie umane più controverse di questa epoca. E’ moglie del calciatore venezuelano Héctor Bello. I due hanno una bambina di un anno. Durante il violento terremoto che ha colpito il Venezuela, Andrea si trova in casa con la figlia. Le scosse sono fortissime. L’edificio inizia a cedere. In quei pochi istanti Andrea decide un gesto d’amore estremo e disperato: usa il proprio corpo come scudo. È un gesto istintivo, rapidissimo, impossibile da calcolare. Pochi secondi dopo il palazzo crolla.
Quando i soccorritori riescono a raggiungere le macerie, trovano la bambina viva. Andrea, invece, è morta sotto il peso del crollo. Andrea non è la prima, né sarà l’ultima madre disposta a dare la vita per i figli. In un mondo in cui l’amore vero scarseggia e nessuno è disposto a rinunciare a nulla per gli altri, le madri sono quelle che più spesso sono pronte a sacrificarsi per i figli, senza calcoli, né esitazioni. Perché lo fanno?
Il riflesso più antico
Già, perché un essere umano dovrebbe rinunciare alla propria vita, l’unica che abbiamo, per salvare un’altra persona? Non avrebbe più senso salvarsi, e magari fare un altro figlio dopo? E invece, per una madre ogni figlio è unico e speciale, per lui è disposta a tutto. Un figlio non è un bene che si possa prendere, cedere, vendere, affittare, che si possa perdere e sostituire.
Un figlio non è un gadget, per lo meno non per le persone sane di mente, che sono madri per amore, per istinto, per una legge non scritta , ma profondamente incisa nel loro cuore. Andrea è una madre che vive il suo ruolo così, in modo spontaneo, viscerale, senza ideologia, senza rivendicazioni, né pubblico. Andrea mette in gioco sé stessa, perché salvare sua figlia è la cosa che le importa di più, non perché debba dimostrare qualcosa.
Andrea non protegge se stessa. Protegge la figlia.
È difficile leggere quella scelta rapida e disinteressata come il risultato di una costruzione culturale. In condizioni estreme emerge spesso ciò che è più profondamente radicato in noi, oltre ogni riflessione razionale.
L’amore che sfida perfino la sopravvivenza
L’essere umano possiede uno degli impulsi più potenti della natura: conservare la propria vita.
Eppure la maternità, in molte circostanze, sembra capace di andare oltre perfino questo.
La cronaca registra, da sempre, madri che durante incendi, alluvioni, guerre o terremoti mettono i figli davanti a se stesse. Altre che rinviano cure pericolose, per permettere ai figli di nascere. Lo fanno, non perché abbiano in odio la propria vita, ma perché amano qualcuno più di sé stesse. Per loro, l’amore materno agisce con una forza e una determinazione che precede il calcolo, considerazioni filosofiche o interessi personali. È una forza viscerale. Un impulso che ribalta la logica dell’egoismo e perfino l’istinto di conservazione.
Il corpo diventa rifugio. Lo stesso corpo che ha custodito una vita prima della nascita continua, fino all’ultimo, a proteggerla.
Andrea e l’amore che non ha bisogno di spiegazioni
In un’epoca di dibattiti, dichiarazioni e fiumi di chiacchiere, Andrea ha fatto un gesto concreto che dice più di mille parole. Un gesto che attraversa le polemiche contemporanee e non richiede spiegazioni.
La maternità assume forme diverse, viene vissuta in modi differenti e porta con sé esperienze personali irripetibili. Eppure, dentro questa pluralità, la vicenda di Andrea ricorda qualcosa che continua ad affiorare ogni volta che la vita viene messa alla prova: l’amore di una madre può diventare più forte della paura, dell’egoismo e perfino dell’istinto di salvarsi.
Tanti nel dibattito pubblico si chiedono cosa sia una madre e fanno fatica a riconoscerle un ruolo, al di fuori delle costruzioni e dei condizionamenti culturali. Eppure, bastano storie come quelle di Andrea, per rendere immediatamente chiaro cosa sia una madre e quanto sia arrogante pensare che la maternità non esista.
Sotto le macerie di un terremoto, nel tempo brevissimo di una decisione, Andrea ha raccontato tutto questo senza pronunciare una sola parola. Il suo estremo gesto d’amore, non ha bisogno di spiegazioni.
