Il premio più bello

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Fa discutere la vicenda del calciatore belga Jérémy Doku, impegnato ai Mondiali di calcio, pronto a rinunciare alla gara, per un premio più grande. Diventerà padre per la prima volta nelle prossime settimane. La nascita di suo figlio è prevista per la seconda settimana di luglio, in concomitanza con l’eventuale fase a eliminazione diretta del torneo.  

Il giocatore ha dichiarato apertamente di voler essere presente al parto: «Nessuno vuole perdersi la nascita del proprio primo figlio».

Durante una trasmissione di L’Équipe TV, France Pierron ha criticato la sua scelta sostenendo che un Mondiale rappresenta un’occasione irripetibile e affermando che «il padre è inutile» durante il parto.  

Le dichiarazioni hanno provocato numerose reazioni negative.

Il premio più importante Doku non lo vince ai Mondiali

Tra allenamenti, tattiche e partite che valgono una carriera, Jérémy Doku non perde però di vista quella che sarà una esperienza meravigliosa e irripetibile: la nascita di suo figlio.

Un Mondiale è il sogno di ogni bambino che cresce rincorrendo un pallone. La nascita di un figlio appartiene a un’altra categoria emotiva: quella dei momenti che cambiano il modo di guardare il mondo.

Doku ha scelto di esserci. Ha deciso che il primo abbraccio vale più di qualsiasi tabellone, più di qualsiasi coppa, più di qualsiasi statistica.

La sua posizione racconta qualcosa di nuovo sul rapporto tra lavoro e vita privata, persino nel regno della performance assoluta.

In fondo, il punto è tutto qui: che cosa conta davvero quando la vita ti mette davanti a due eventi irripetibili?

Il vecchio copione sta cambiando

Per decenni sono state soprattutto le donne a mettere in pausa ambizioni, progetti e opportunità professionali per vivere pienamente la maternità.

Talvolta si è trattato di una scelta libera e fatta con gioia, altre una rinuncia dettata dalle circostanze e vissuta con qualche rimpianto. E i padri? Certo non sono coinvolti in prima persona nel parto, ma possono decidere di esserci.

Anche a costo di mollare impegni di lavoro, carriera, appuntamenti importanti e premi. Perché il premio più bello è vivere la propria famiglia sin dal primo istante.

Una scelta d’amore, come quella di tante mamme.

Eppure, se un uomo decide di fare spazio alla famiglia, la discussione si accende. Succede perché l’idea del padre presente nelle prime fasi di vita di un bambino sembra rivoluzionaria, anche nel 2026.

La giornalista che lo critica, ne fa una questione di utilità: a cosa serve un padre a un neonato, si chiede?

E invece, essere genitori non ha a che fare solo con l’essere utili, ma con la volontà di condividere responsabilità, emozioni e presenza.

Un messaggio di valore

Sentir dire che un padre sia una comparsa durante il parto sembra arrivare da un’altra epoca. Forse poteva essere la mentalità di alcune generazioni fa, quando i ruoli in famiglia erano rigidamente definiti e agli uomini si chiedeva soprattutto di lavorare e mantenere la famiglia.

E magari di interagire coi figli in una fase successiva, quando i bambini erano in grado di comunicare a parole.

Mi chiedo come si concili questo modello antiquato di famiglia con la nuova sensibilità moderna, in cui i padri vogliono essere partecipi della vita dei figli sin dall’inizio.

Sembra invece che la giornalista che lo ha criticato e chi le dà ragione, ritengano che una nascita riguardi solo la madre e che il padre debba starsene in disparte. Fa specie che una critica di questo genere arrivi da una donna, dopo tutte l’impegno che le donne della mia generazione hanno dedicato a coinvolgere mariti e padri nella vita quotidiana dei figli piccoli.

Per milioni di persone, vedere un campione scegliere la famiglia significa ricevere un messaggio potente: gli affetti sono una priorità anche per i padri. Anche gli uomini considerano la possibilità di star vicini alla moglie e ai figli il premio più bello.

Il vero esempio

Gli sportivi di alto livello influenzano linguaggi, abitudini e modelli culturali. Ogni loro scelta finisce sotto i riflettori.

Per questo la decisione di Doku assume un significato forte.

Un padre che corre verso la sala parto invece che verso il tunnel degli spogliatoi racconta un’idea di successo più ampia, più contemporanea, più equilibrata.

Il calcio continuerà a riempire gli stadi. I Mondiali torneranno ogni quattro anni.

Il giorno in cui nasce tuo figlio, invece, compare una sola volta sul calendario.

E quel fischio d’inizio non prevede recupero.

Premio