Il genocidio silenzioso

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URBANO II

Nel cuore dell’XI secolo, quando la cristianità europea è attraversata da conflitti, fame,

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In Africa si consuma da tempo un genocidio silenzioso di cristiani, nell’indifferenza e nel fastidio dell’occidente.

Aveva la mia età, monsignor Osório Citora Afonso, ucciso ieri notte in Mozambico, terra d’Africa, dimenticata dall’Occidente, in cui si gioca la partita vera del futuro della cristianità.

La comunità cristiana africana è quella che cresce in modo più vivace e abbondante: ma ha un nemico potente e aggressivo: il fondamentalismo islamico, che in varie aree della regione sta attuando una pulizia etnica, che è costata la vita a oltre mezzo milione di cristiani.

Ripetete con me: oltre mezzo milione di cristiani, poi ditemi se sentite parlare di genocidio, di crimine contro l’umanità, di strage di innocenti.

I nemici dei cristiani

I cristiani africani hanno un nemico potente: il fondamentalismo islamico.

E uno ancora più potente: l’indifferenza dell’Occidente, che scende in piazza e sciopera a comando, in modo selettivo e mai per loro, i martiri del XXI secolo, epoca in cui l’unica grande religione perseguitata è quella di Cristo.

Mi sono spesso chiesta le ragioni del silenzio complice della stampa, di molta politica, dell’opinione pubblica e degli intellettuali, su questa strage che fa molte vittime, ma nessun rumore.

Perché non importa praticamente a nessuno?

È perché sono neri? È perché sono cristiani? È razzismo? Sono interessi economici? È odio alla fede?

Un genocidio che rompe le narrazioni di comodo

La ragione di tanta indifferenza, quasi imbarazzo, da parte dell’Occidente a condannare la strage dei cristiani africani sta nel fatto che questa strage rompe molte narrazioni e luoghi comuni a cui ci fa comodo credere.

Rompe la narrazione che gli islamici siano tutti buoni e l’estremismo sia un fenomeno così microscopico, da non rappresentare una seria minaccia all’ordine mondiale.

Il terrorismo sarebbe una reazione da schegge impazzite, e non un movimento strutturato e organizzato, che attua un piano strategico.

Rompe la narrazione dei fan dell’ecumenismo, secondo cui, la convivenza pacifica fra le religioni è una condizione semplice e veloce, quasi automatica, senza frizioni e difficoltà e non un percorso difficile, che chiede impegno e reciprocità.

Infine, per gli atei, rompe la narrazione che i cristiani siano sempre brutti e cattivi, che siano ipocriti, bigotti, che i loro preti siano lussuriosi o pedofili.

La strage indiscriminata dei cristiani innocenti in Africa, costringerebbe atei e laicisti occidentali ad empatizzare con le vittime cristiane, loro che nei cristiani hanno sempre e solo visto dei persecutori e li hanno accusati di tutti i mali del mondo e di orrende vessazioni immaginarie.

Soprattutto, il martirio dei cristiani africani dovrebbe snidare noi cristiani tiepidi d’Occidente, noi che spesso evitiamo di prendere posizioni nelle conversazioni sociali, per timore di alienarci le simpatie di amici e colleghi e di essere accusati di essere antiquati, gretti, bigotti.

Il colpevole silenzio dei cristiani occidentali sul genocidio africano

Noi che siamo uomini e donne di mondo, anzi, del mondo, di mentalità moderna e sotto sotto pensiamo che dare la vita per la fede sia un eccesso di zelo da fanatici.

A monsignor Osório Citora Afonso hanno sparato, pare sia stata una vera e propria esecuzione. Lo hanno trovato ai piedi della croce, colpito al cuore da un proiettile.

E io mi dico che il Signore, artefice delle sorti della storia, non poteva costruire una immagine più potente e simbolica di un Cristiano colpito al cuore e martirizzato ai piedi delle croce, e speriamo che questa immagine, che dice più di mille parole, finalmente ci faccia svegliare dal nostro torpore.

Genocidio