Il giorno più lungo: il sabato santo

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URBANO II

Nel cuore dell’XI secolo, quando la cristianità europea è attraversata da conflitti, fame,

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Sabato santo

Il sabato santo per me è da sempre il giorno più lungo. E’ una esperienza che ha fatto chiunque abbia perso una persona cara. C’è il giorno del dolore, della perdita, la constatazione di una vita che è finita, di una persona che non farà più parte della nostra vita. Eppure, il momento più difficile viene dopo. Il giorno dopo, è quello più lungo. Una volta digerita l’evidenza della morte, organizzato tutte le questioni pratiche della sepoltura e delle condoglianze, c’è il momento in cui il vuoto lasciato dalla perdita ci colpisce in tutta la sua evidenza.

Il giorno dopo è quello più lungo, colmato dal senso di perdita, dalla prospettiva di un futuro completamente diverso. Così è, a maggior ragione, il sabato santo. Gesù non è più fra i vivi. Il suo corpo torturato giace in una caverna. Non c’è più nulla che i discepoli, sua madre Maria, i suoi amici possano fare per lui. I suoi cari devono abituarsi all’idea di proseguire le loro vite senza la sua guida. E’ morto, ma non è ancora risorto nella Gloria. Il suo destino di vittoria sulla morte non si è ancora compiuto completamente.

Venerdì, sabato santo e Pasqua di resurrezione

Il sabato santo non è il giorno del dolore e dello stupore, come il venerdì santo, in cui sembra di doversi arrendere ai limiti della vita umana. Non è il giorno della Resurrezione e quindi della speranza e della gioia. Il sabato santo è il giorno che ci chiama alla fede più vera, più pura.

Non è il momento dei fatti concreti, come ieri, non è il momento della trascendenza, come la domenica di Pasqua. E’ il momento in cui ci viene chiesto di non arrenderci all’idea della morte, a coltivare una speranza di resurrezione che non si è ancora realizzata.

E’ più facile avere fede, se ci si trova ad assistere a un miracolo. Se si vede l’azione concreta di Dio nella storia. Il difficile è credere contro ogni evidenza. Credere che una tomba chiusa non sia la fine, ma un inizio. Credere qualcosa di contro intuitivo, qualcosa di opposto a quello che i nostri occhi hanno visto e la nostra mente percepisce. Per questo il sabato santo è il giorno più lungo. Quello in cui, in apparenza, non accade nulla. Eppure, in quella quiete apparente, si prepara tutto quello che avverrà dopo.

sabato santo