Non chiamare nessuno: Padre

Vai al blog

I miei articoli:

URBANO II

Nel cuore dell’XI secolo, quando la cristianità europea è attraversata da conflitti, fame,

Leggi Tutto »

Non chiamatelo Padre. O forse si!

Caro Padre, nel Vangelo c’è scritto che non bisogna chiamare “padre” nessuno se non Dio solo: perché allora ci si rivolge così ai sacerdoti?

Un mio confratello, che per anni è stato maestro dei novizi, quando sentiva proclamare questa pagina evangelica (Mt 23,8-10), affermava sconsolato: «Io sono rovinato perché tutti mi chiamano “Padre maestro”» perché, di fatto, questo era l’appellativo che gli si rivolgeva in quanto assistente dei novizi in formazione.

Ogni sacerdote, comunque, potrebbe sperimentare una certa forma di imbarazzo nel momento in cui legge questo passaggio evangelico se non ha le idee chiare.

Seguendo il principio per il quale ogni passo della Scrittura non può che essere illuminato dalla Scrittura stessa, dobbiamo allora, rivolgerci al grande teologo della Scrittura, san Paolo, che dice: «Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore» (Ef 3,14-16).

San Paolo facendo riferimento ad “ogni paternità” non sta certamente affermando qualcosa di contrario a quanto il Signore Gesù dice. Ma ci sta dicendo che nella vita cristiana, ognuno di noi, chiamato ad una paternità, naturale o soprannaturale che sia, deve necessariamente prendere a modello la Paternità di Dio Padre.

Non vi è dubbio che le parole di Gesù puntano a far capire che è necessario un atteggiamento umile e non un divieto assoluto.

Inoltre, richiamando ancora San Paolo, possiamo vedere come lui stesso, scrivendo ai Corinzi, che tanto lo hanno fatto tribolare, dice: «Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo» (1Cor 4,15).

Guardare in alto

Le parole di Gesù non sono un divieto assoluto a far scomparire il concetto di paternità dalla faccia della terra. Si tratta, invece, di un modo per – potremmo dire – alzare il tiro, guardare in alto, puntare al massimo delle possibilità. Non a caso, infatti, al disfattismo e al vittimismo che può nascondere una cattiva volontà sotto la scusa del “non ci posso riuscire”, non dobbiamo dimenticare che Cristo stesso ha chiesto di essere «perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48).

A chi non tremerebbero le gambe sapendo che deve imitare cotal modello? E, badate bene: l’invito è rivolto a tutti i cristiani.

Ritornando ancora ai dubbi sul farsi chiamare padre, aggiungiamo che storicamente ci sono attestazioni eminenti. Lo stesso appellativo di “Papa”, tradizionalmente riferito al vescovo di Roma, capo di tutta la cristianità, ha la sua radice nel concetto di paternità: nella Chiesa, infatti, il padre non è tanto colui che comanda, ma colui che accompagna, guida, si fa accanto, aiuta e – ricordando la suggestiva immagine della parabola del padre misericordioso – è anche colui che attende il figliol prodigo: «Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro» (Lc 15,20).

Rivolgersi al sacerdote chiamandolo: Padre

Per concludere, il rivolgersi al sacerdote con l’appellativo di padre non diminuisce la paternità divina, ma è un modo per richiamare al ruolo che il sacerdote ha nella comunità: spirituale e pastorale.

Non scendo qui in merito al fatto che il termine “padre” sia tradizionalmente riferito a sacerdoti religiosi (cioè appartenenti a qualche istituto di vita consacrata) mentre i preti diocesani sono chiamati “don”. Mi permetto di far notare che l’omissione dell’appellativo: Padre, in qualche modo giustificata da una errata intenzione di voler ridurre presunte distanze dalle persone, di fatto, fa perdere al prete il suo carattere fondamentale di sacro.

Si perde, anche involontariamente, il rispetto e, cosa ben peggiore, se ne dimentica la vocazione principale che è quella di essere immagine di Cristo tra gli uomini.

Padre