Vittime per sempre?

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URBANO II

Nel cuore dell’XI secolo, quando la cristianità europea è attraversata da conflitti, fame,

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La narrazione della donna come vittima ha stancato. Forse non solo me.

Forse è l’età che rende insofferenti. Invecchiando non sempre mi migliora. C’è una cosa che mi irrita in modo crescente. Specie in prossimità delle feste laiche comandate (l’8 marzo, le varie giornate sull’orgoglio femminista eccetera), va in onda una narrazione irritante. Quella che vede la donna vittima sempre, da compatire continuamente, succube di una congiunzione astrale che si accanisce contro di lei. Gli uomini, naturalmente, sono tutti brutti orchi cattivi.

Ecco, magari basta. È vero, ci sono mariti violenti. Nessuno lo nega. Ma ci sono anche mogli che umiliano, maltrattano e svalutano continuamente i mariti. È violenza anche quella.

Ci sono padri terribili, che si disinteressano dei figli. E ci sono anche madri che usano i figli come armi di ricatto e vendetta contro gli ex, senza curarsi del dolore che causano nei figli.

Ci sono uomini che si mettono con una donna solo perché è bella e sexy, ma ci sono anche donne che si sposano per interesse e trattano il marito come un bancomat.

E ci sono uomini che molestano colleghe e collaboratrici, ma anche donne che usano il proprio corpo come merce di scambio, per ottenere vantaggi che con i loro soli talenti non raggiungerebbero.

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