Tutto l’amore resta

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URBANO II

Nel cuore dell’XI secolo, quando la cristianità europea è attraversata da conflitti, fame,

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Mi ha commosso il video di Emilia, testimone dell’amore che resta. Non la conoscevo, questa bambina di soli nove anni, figlia dell’attore James Van Der Beek, diventato celebre alla fine degli anni Novanta grazie alla serie Dawson’s Creek. Il padre è morto a febbraio, a causa di un tumore al colon-retto. Domenica sarebbe stato il suo compleanno.
Emilia ha registrato un video semplice, rivolto a chi sta vivendo qualcosa di simile.

Emilia indossa un cappellino, dice che era del padre e che è importante tenersi qualcosa di chi non c’è più. Però suo padre non è andato via davvero: lei gli parla.

Parlare con chi non c’è più il segno di un amore che resta

Emilia racconta che ogni giorno parla con suo padre. Non è facile trovare un senso a una perdita così grande. Ed Emilia non lo fa.

Non si arrenda. Continua a parlare con lui.

Gli dice che gli vuole bene. Gli racconta come si sente. Gli spiega cosa succederà durante la giornata. Sa benissimo che si tratta di un dialogo interrotto, che dall’altra parte nessuno le risponderà.

Eppure, quel dialogo quotidiano, anche se è a senso unico, le permette di non interrompere il legame e di continuare a vivere tutto l’amore che resta.
Questo gesto semplice, apparentemente ingenuo, è lì a mostrare che relazione d’amore non sparisce nel momento della morte. Cambia forma. Non passa più attraverso le parole scambiate, ma attraverso il ricordo e l’abitudine di rivolgersi a chi non c’è.

Molte persone che attraversano un lutto riconoscono questo meccanismo. Parlare con qualcuno che è morto può sembrare irrazionale, ma spesso è un modo per non trasformare la perdita in un taglio netto.

“È in cielo con Dio”

Nel racconto di Emilia compare anche una fede sorprendente chiara, in una bambina così piccola. Suo padre è in cielo, con Dio, e da lì continua a vegliare su di lei.

Lo racconta semplicemente, e io non posso evitare di pensare a quanto sia forte e consolante la fede. Una speranza che conserva l’amore che resta.

Rimane l’amore che guarda, che accompagna, che continua a far parte della vita quotidiana.

I miracoli che arrivano più tardi

Emilia racconta una frase che suo padre le aveva detto quando la situazione era ormai molto grave.

Le aveva parlato dei miracoli. Non di quelli che accadono subito, nel momento in cui li chiediamo con più forza. Le aveva spiegato che i miracoli esistono, ma spesso arrivano in un momento diverso. Talvolta persino quando non li stiamo più aspettando.

Se il miracolo è soltanto la guarigione improvvisa, allora la storia sembra finire con una sconfitta. Ma se il miracolo può essere qualcosa che accade più tardi — nella vita che continua, nelle relazioni che restano, nella capacità di andare avanti — allora assume un’altra forma.

Non cancella il dolore. Ma impedisce di pensare che tutto sia stato inutile.

Come si attraversa una perdita

Il motivo per cui il video di Emilia ha colpito tante persone forse sta proprio nella sua semplicità. La bambina non prova a dare una spiegazione definitiva al dolore.

Racconta solo alcuni gesti che la aiutano a stare dentro questa esperienza: ricordare, parlare con chi non c’è più, pensarlo in cielo, libero da ogni sofferenza e dalla malattia. Emilia vuole pensare che la relazione non sia finita, che l’amore che resta non scompare con le persone.

Quando si perde qualcuno, gli adulti cercano spesso parole che giustifichino e diano un senso alla ferita. Ma il lutto raramente funziona così. È un processo più lento, fatto di piccoli movimenti: abitudini che cambiano, ricordi che tornano all’improvviso, conversazioni che continuano nella mente.

Emilia ha solo nove anni, ma ha già capito che il dolore non si elimina, ma può essere abitato. E che, qualche volta, la speranza prende la forma più inattesa. Forse il vero miracolo è gia arrivato; è tutto l’amore che resta.

Amore che resta