Padre Enzo Vitale spiega se si puo’ cambiare
Caro Padre, le persone possono cambiare, considerato che “il lupo perde il pelo ma
non il vizio”?
“Chi non ha fede nella redenzione dell’umanità non ha fede in Dio” (il Crocifisso a don
Camillo). Dalla saga “Don Camillo” – capolavoro della televisione italiana ispirato da
altrettanti romanzi della serie “Mondo piccolo” – si è amichevolmente coinvolti nelle storie
del robusto parroco della bassa reggiana che diventa agnellino quando è davanti al suo
Amico Crocifisso. E’ ai Suoi piedi, infatti, che non smette di imparare come essere uomo
prima ancora d’esser prete.
E la domanda posta è primariamente una domanda d’umanità. Per questo mi viene in
mente “Don Camillo”. Le parole del Crocifisso, a ben vedere, sbilanciano e mettono in crisi
le cariatidi certezze dei “farisei della fede” che vedono spodestata l’immagine della loro
divinità e sono costretti a fare i conti con l’immagine autentica di Dio: l’uomo vivente.
Un’affermazione disarmante (come ognuna di quelle che escono dalla bocca del
Crocifisso) che, con una naturalezza singolare, mostra tutto il buon senso della vera fede.
Cosi’ mette a freno la naturale impetuosità del parroco più famoso
d’Italia.
L’amicizia con Cristo
I capolavori di Guareschi, per la traboccante simpatia e la profondità spirituale, dovrebbero
esser letti da ogni cattolico per quanto insegnano sull’esser cristiani.
Ho sempre pensato, infatti, che tra le più riuscite rappresentazioni cinematografiche
dell’amicizia, non si possa fare a meno di annoverare quella tra il sindaco e il parroco del
paesello della bassa reggiana. Cosa c’entra, mi chiederete.
E, pur sapendo che non si
risponde ad una domanda con un’altra domanda, chiedo: l’esser cristiani non deve
necessariamente fare i conti con la nostra capacità di essere amici di Colui che ci
considera tali? «Non vi chiamo più servi, – ci dice – perché il servo non sa quello che fa il
suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho
fatto conoscere a voi» (Gv 15,15).
Dando per assunta, allora, l’asserzione iniziale, tutto ci riporta ad una questione di fede:
chi ha fede non può non credere che l’essere umano possa cambiare.
Cambiare e’ la grande opportunita’ offerta dal sacrificio di Gesu’
Se così non fosse, allora, sarebbe stata inutile la morte in croce dello stesso Cristo che
muore proprio perché crede nella redenzione dell’essere umano, nella seconda possibilità,
nella capacità di rialzarci e di ricominciare.
E non mette condizioni: no! Ma offre una mano,
cosa ben più difficile perché richiede il dare fiducia. E la fiducia, si sa, è un atto libero che
compiamo, non di rado a scatola chiusa: a chi non lo avesse mai fatto consiglio di farsi
interrogare dalla famosa parabola del Figliol prodigo.
È certo che da solo l’uomo non possa cambiare: ha bisogno dell’aiuto della grazia che, a
sua volta, “funziona” se c’è la volontà di cambiamento. La grazia, infatti, opera quando c’è
disponibilità da parte nostra: diversamente è impossibile. Dio non forza mai la mano, non
costringe, ma attende.
Superare il pregiudizio
Il punto è che, non raramente, la domanda posta, svela un pregiudizio. Non che l’altro non
possa cambiare, ma che io non credo che lui lo possa fare. E se non si ha il coraggio di
ammettere questa verità a sé stessi.
Allora, oltre ad illudersi, si sta dicendo al Signore,
morto in croce, che Lui ha perso tempo, ha perso tutto, perché tanto… “il lupo perde il pelo
ma non il vizio”.
Chi non ammette la possibilità del cambiamento altrui è, senza dubbio, omicida del proprio
fratello: «quando anche a noi succedesse di giudicare gli altri e di disprezzarli,
ricordiamoci che il male che vediamo nel mondo ha le sue radici proprio lì, dove il cuore
diventa freddo, duro e povero di misericordia» (Papa Leone XIV).
Nella nostra mancanza
di misericordia c’è l’impossibilità altrui di redimersi ai nostri occhi.
Cambiare ci conviene
Per me sì, le persone possono cambiare. E lo dico anche perché, egoisticamente, se così
non fosse, il primo a perderci sarei io. Negli anni, infatti, ho fatto esperienza di come, una
volontà piegata al bene, è sempre orientata al cambiamento e non può fare a meno di
scorgere la mano di un Padre che ti vuole far rialzare.
Diversamente, non ci si illuda: si sta scimmiottando il bene.
Che il Signore ci conceda sempre il beneficio del dubbio convenendo sul fatto che la
presunzione di bene deve sempre superare quella di male.
