Essere buoni genitori
In questi giorni la famiglia del bosco ci pone davanti alla domanda: come definire i buoni genitori?
Si è riaccesa l’attenzione su di loro, dopo che è stato deciso l’allontanamento della madre dalla struttura in cui i bambini sono ospitati. Il padre era già stato allontanato mesi fa e non conviveva più con la sua famiglia.
Io non conosco i fatti e non posso esprimermi sulla vicenda. Dimentichiamoci per un istante dei loro nomi e della loro storia, per fare una riflessione generale.
Ci saranno forse dei volontari, ma in linea di massima, in una struttura pubblica, i bambini vengono accuditi dal personale.
Si tratta di estranei, che non lo fanno perché mossi da sentimenti nei confronti dei bambini. Non c’è un legame familiare o affettivo.
Credo di non sbagliare se dico che il personale delle strutture pubbliche lo faccia per lavoro e percepisca uno stipendio.
Mi immagino che abbiano turni di riposo e ferie e che in linea di massima preferiscano passare il Natale e le feste comandate coi loro cari, invece che con i bambini della struttura in cui lavorano, ed è perfettamente normale.
Attenzione: non sto dicendo che non siano professionali o preparati. Dico solo che è un lavoro, finito il quale, ciascuno torna alla sua vita e ai suoi affetti.
Il legame affettivo
I genitori non guadagnano uno stipendio e non hanno orario di lavoro per curare i propri figli. Non stanno con i figli per lavoro, ma per amore. Fra genitori e figli si crea un legame affettivo.
Certo, noi genitori siamo tutti imperfetti, chi su alcuni aspetti e chi su altri. Io sono un disastro nell’organizzazione.
Alle mie figlie mancava sempre qualche materiale didattico ed eravamo sempre in ritardo nel consegnare moduli, permessi, certificati. Sono arrivata in ritardo a un sacco di recite scolastiche e ho mandato spesso in giro figlie con magliette non stirate.
Ho fatto un sacco di errori con loro. Questo fa di me una madre inadeguata? (Se la risposta è sì, non ditelo in giro. Finora sono riuscita a restare in incognito).
La domanda è: quanto deve essere profonda la nostra imperfezione e di che tipo, perché i nostri figli stiano meglio con degli estranei retribuiti invece che con noi?
La questione è tutta qui: capire come viene fatta una valutazione di questo tipo.
Buoni genitori e genitori pessimi
Esistono certamente situazioni in cui è evidente che i genitori siano inadeguati. Se c’è violenza e maltrattamenti, malnutrizione, mancanza di cure mediche.
E in tutti gli altri casi? Io non ho nessuna risposta. Invece ho tante domande.
Come si fa a valutare con oggettività e sicurezza se allontanare i figli dai genitori sia fare il loro bene o infliggere loro una ferita da cui forse faticheranno a riprendersi?
Quali caratteristiche personali deve avere un genitore, per essere adatto al suo ruolo? Quali scelte sono con certezza quelle giuste da fare coi figli?
È sufficiente assicurare alcune componenti materiali (una casa, la frequenza scolastica, l’inserimento nella comunità) o ci sono anche valori e convinzioni che possono o meno renderci genitori degni?
E se sì, quali?
Cosa guida una decisione grave come quella di separare dei bambini dai genitori che li hanno messi al mondo e con cui hanno trascorso ogni giorno della loro vita?
E non si tratta di rivendicare un diritto di proprietà sui bambini – che sia dei genitori o dello Stato- si tratta proprio di capire di cosa abbia bisogno un bambino (qualunque bambino) per stare bene.
