Giovanni Giuseppe della Croce

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URBANO II

Nel cuore dell’XI secolo, quando la cristianità europea è attraversata da conflitti, fame,

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San Giovanni Giuseppe della Croce frate dalle “cento pezze” che consola Napoli

Il 5 marzo si ricorda un santo speciale: Giovanni Giuseppe della Croce.

Il 15 agosto del 1654 non e’ un giorno come tanti della calda estate ischitana. Quel giorno nasce un bambino con un nome elegante e una famiglia agiata. Si chiama: Carlo Gaetano Calosirto, ma sara’ ricordato come: Giovanni Giuseppe della Croce.

Tutto sembra già scritto: Carlo Gaetano sembra destinato ad una vita comoda, agiata, senza preoccupazioni.

A un certo punto, il giovane sente una chiamata più forte di ogni progetto: dedicare tutta la vita a Cristo. 

Ha appena 16 anni quando entra in convento a fare Noviziato. Il convento e’ quello di di Santa Lucia al Monte. All’epoca della fondazione, un secolo prima, il convento si trova quasi in campagna, in un luogo che sembra particolarmente adatto al silenzio e alla preghiera. Un secolo dopo, quando Giovanni Giuseppe della Croce vi entra, e’ ormai stato inglobato nella citta’. E’ uno dei centri piu’ importanti della riforma francescana legata alla spiritualita’ di San Pietro d’Alcantara. Tra i francescani alcantarini, austeri e votati alla poverta’, il giovane muove i suoi primi passi nel sacerdozio.

Qui cambia nome. Da quel momento sarà Giovan Giuseppe della Croce. 

Povertà radicale

La sua scelta è semplice e radicale: vivere il Vangelo alla lettera. Gli Alcantarini sono famosi per una disciplina durissima. Perfino camminare senza scarpe fa parte della loro regola. Giovan Giuseppe non solo accetta questa vita: la abbraccia con entusiasmo.

Il suo saio dura tutta la vita. Con il tempo si riempie di toppe, una dopo l’altra. Così la gente di Napoli gli dà un soprannome affettuoso: “il frate cento pezze”. 

Lui ne è quasi orgoglioso: quelle toppe sono per lui come decorazioni di povertà.

Il frate che cerca i poveri

Ma Giovanni Giuseppe non resta chiuso fra le mura del convento. Scopre presto che fuori c’e’ una umanita’ sofferente e bisognosa di conforto materiale e spirituale. Molti aspettano che i poveri bussino.

Giovan Giuseppe fa il contrario. Va lui a cercarli. Napoli, all’epoca, è una delle città più grandi e popolate d’Europa e offre rifugio a molti disperati. Lui li trova nei vicoli, nelle soffitte, nei tuguri nascosti della città.

Giovanni Giuseppe della Croce diventa per molti un punto di riferimento. Li confessa, li consola, li aiuta come può.

Diventa presto padre spirituale, confessore e consigliere di moltitudini di derelitti. E quando deve governare l’Ordine come superiore, ripete sempre una frase semplice:

“Tutto quello che Dio permette, lo permette per il nostro bene.” 

Un messaggio coraggioso allora come ora, per una umanità che vorrebbe piegare Dio ai propri desideri.

Tra critiche e silenzio

La sua vita non è tranquilla. Nel mondo degli Alcantarini scoppiano tensioni tra i conventi di Spagna e quelli d’Italia. Napoli e’ una citta’ del regno dei Borbone, i re di Spagna, ma gli alcantarini italiani vogliono la loro autonomia, mentre gli spagnoli vorrebbero mantenere posizioni influenti nell’ordine.

Giovan Giuseppe si trova nel mezzo. Gli alcantarini italiani spingono per averlo come guida spirituale. Questa preferenca gli causa critiche, accuse, perfino calunnie. ma a Giovanni Giuseppe della Croce il potere e la politica all’interno dell’ordine non interessano. Lui reagisce con una scelta sorprendente: fa voto di silenzio.  Non si difende. Lascia che sia il tempo a parlare e intanto continua a dedicarsi ai suoi poverelli.

Dopo anni di pazienza, la famiglia religiosa riesce a ritrovare l’unità.

I segni della santità

La tradizione gli attribuisce molti carismi straordinari: la profezia, bilocazioni, levitazioni e persino guarigioni miracolose.  Chi lo ha conosciuto lo ricorda soprattutto altro, per la bontà semplice di un frate che vive il Vangelo senza compromessi.

Un cuore mariano

C’è una presenza costante nella sua vita: Maria. Sulla scrivania tiene sempre una piccola immagine della Madonna. Prima di prendere qualunque decisione, la guarda e prega. Ai confratelli ripete spesso:

“Onoratela: vi consolerà e vi aiuterà.” 

L’ultimo messaggio

Muore a Napoli il 5 marzo 1734. Ha quasi ottant’anni, una vita piena e dedicata interamente a Dio e agli uomini. Accanto a lui c’è un fraticello che lo assiste. Prima di spegnersi, Giovanni Giuseppe gli lascia una raccomandazione semplice.

Tre parole appena: “Ti raccomando la Madonna.” 

È il suo testamento spirituale.

giovanni giuseppe