La trasfigurazione

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URBANO II

Nel cuore dell’XI secolo, quando la cristianità europea è attraversata da conflitti, fame,

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La trasfigurazione e noi

Volevo prendermi un momento per parlare della trasfigurazione, uno dei brani del vangelo piu’ misteriosi e suggestivi Il brano era quello di domenica. Anche se il Vangelo non e’ come il pesce e non puzza dopo il terzo giorno, avevo deciso di scriverne entro oggi. Per questo ho saltato il pranzo. La pausa pranzo e’ un rito molto sottovalutato e poi in quaresima un po’ di digiuno non fa mai male.

La storia appare abbastanza semplice. Gesu’ sale su un monte, forse il Tabor, e si porta Pietro e i due fratelli, Giacomo e Giovanni. Sembra una normale scampagnata, ma i tre discepoli stanno per vivere una esperienza straordinaria. In cima al monte, Gesu’ si trasfigura, diventa luce. Dio lo proclama suo figlio amato e insomma, si scoprono definitivamente le carte. I tre capiscono che Gesu’ non e’ solo un rabbi, un maestro e nemmeno solo un profeta, ma il vero figlio di Dio.

Ma le sorprese non finiscono qui: a fianco a lui appaiono Mose’ ed Elia. Pezzi da novanta. Mose’, che e’ stato il libertador del popolo ebraico e lo ha portato fuori dall’Egitto nella terra promessa da Dio ai patriarchi. E poi Elia, uno dei profeti piu’ importanti. Pietro rimane talmente abbagliato dalla situazione che propone a Gesu’ di fare tre tende e rimanere li’. E io lo capisco, Pietro. Perche’ se ti trovi davanti il Signore, in tutta la Sua magnificenza, chi te lo fa fare di tornartene a casa? Davanti a quella meraviglia, vorresti piantare le tende, letteralmente. E non andartene piu’. In fondo, lo dicono anche i salmi: l’uomo e’ da sempre alla ricerca del volto di Dio.

Dio c’e’ anche quando non si vede

Tutti abbiamo fatto una qualche esperienza di trasfigurazione. A tutti e’ capitato, in qualche momento della vita, di percepire tutta la grandezza e lo splendore della presenza di Dio. Come Pietro, vorremmo trattenere quel momento, farlo diventare eterno. Purtroppo, ogni tanto bisogna scendere dal monte che ci avvicina a Dio e percorrere sentieri normali, pieni di buche, lastricati di pietre, impervi.

Se non si puo’ trattenere il momento di grazia, se ne puo’ pero’ fare tesoro. Accumulare la sensazione di felicita’, la quiete che da’ la presenza di un Dio misericordioso e potente. Questa certezza – che Dio e’c’e’, che e’ proprio come dev’essere, che possiamo farne esperienza nella vita – ci puo’ guidare e sostenere. Anche in quei momenti in cui ci sentiamo amareggiati, soli, ci sembra quasi che lui si sia dimenticato di noi. Perche’, in verita’, Dio c’e’ sempre, anche quando a noi pare di non vederlo.

Dio ci chiede di fidarci. Di confidare nella sua presenza amorevole e costante. Si aspetta che non chiediamo continuamente segni e prove della sua esistenza. In fondo e’ questa l’essenza della nostra fede. Accettare che c’e’ un limite a quello che possiamo vedere e capire, ma non un limite all’amore che ci abbraccia. La trasfigurazione ci racconta di un incontro fra l’uomo e Dio, fra la paura e la speranza, fra la vita quotidiana e il miracolo.

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