GLI OGGETTI BENEDETTI

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URBANO II

Nel cuore dell’XI secolo, quando la cristianità europea è attraversata da conflitti, fame,

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Gli oggetti benedetti

Caro Padre, a cosa servono gli oggetti benedetti? A me sembra di scadere nella superstizione…

Non nascondo che spesso, rispetto agli oggetti benedetti, mi sono posto una domanda simile: «mi chiedono la benedizione per fede o per superstizione?». La superstizione, infatti, produce pressappoco gli stessi effetti dell’ateismo per il quale, il buon G. K. Chesterton affermava che «quando la gente smette di credere in Dio, non è vero che non crede in niente, perché crede in tutto». E così, chi non ha una fede retta, si aggrappa ad ogni cosa, compresa una “bella benedizione”.

A questo proposito, ricordo che, qualche anno fa, mentre ero in giro per Napoli con alcuni confratelli che accompagnavano un gruppo di adolescenti (eravamo dopo Natale, davanti alla Chiesa di san Gaetano da Thiene) fummo avvicinati da un venditore ambulante che, seppur ricoperto di cornetti rossi di ogni misura e gobbetti portafortuna (li’ conosciuto con il nome di Scartellato), chiese ad un mio confratello una benedizione. «Ma non te la posso dare la benedizione!» gli rispose il giovane religioso. Al che il “venditore di fortuna” controbatté con qualcosa che suonava più o meno così: «se non funzionano i cornetti, almeno funziona la benedizione»…

Da queste parole e dall’uso del verbo “funzionare” si percepisce chiara una funzione meramente strumentale dell’atto del benedire: “se mi ottiene quello che voglio, bene; diversamente… almeno abbiamo provato”. E molti vivono la benedizione cosi. Non è raro che si è avvicinati da persone che, pensando di apparire simpatiche, chiedono “una bella benedizione”. Oltre a non rendersi conto che una benedizione è sempre bella, non sanno cosa stanno chiedendo.

Indiscutibilmente benedire non è assimilabile all’invocazione degli aruspici per orientare la sorte. Questa idea e’ molto diffusa in ambito mitologico ed è che una forma di divinazione presente nella storia del mondo. L’uomo ha sempre avuto, infatti, nell’animo un’apertura alla religiosità che, se non ben orientata, si indirizza a forme sbagliate e pericolose che aprono al mondo dell’occulto. Quanti sanno che il possedere talismani, ferri di cavallo e portafortuna vari, invece di aiutare al bene sono strumenti a servizio del Male?

Il senso della benedizione

Cosa significa benedire? La benedizione è un sacramentale e, il nostro testo di riferimento, il Catechismo della Chiesa Cattolica, chiarisce: «Fra i sacramentali ci sono innanzi tutto le benedizioni (di persone, della mensa, di oggetti, di luoghi). Ogni benedizione è lode di Dio e preghiera per ottenere i suoi doni. In Cristo, i cristiani sono benedetti da Dio Padre «con ogni benedizione spirituale» (Ef 1,3). Per questo la Chiesa impartisce la benedizione invocando il nome di Gesù, e facendo normalmente il santo segno della croce di Cristo» (CCC 1671).

La benedizione fa parte della vita della Chiesa da sempre. Ogni benedizione è sempre da considerarsi come un atto di Dio per il quale il cristiano che benedice (in forme e modalità diverse se si è semplici battezzati o ministri ordinati) agisce per nome e conto di Dio.

Può (anzi deve) benedire la madre il proprio figlio; può e sempre deve benedire il sacerdote (e il diacono e il vescovo, ovviamente).

Personalmente benedico tantissimo. Lo faccio perché anni fa sentii raccontare la storia di un sacerdote che era in Purgatorio da tantissimo tempo con le mani nere perché non benediceva mai. Pensate alle piccole edicolette diffuse lungo il ciglio delle strade il più delle volte a ricordo di fatti drammatici. Fare un segno di croce che serve ad invocare pace su quell’anima e su chi l’ha amata non costa nulla. Ma non solo: benedire un’ambulanza che corre nel traffico per salvare una vita o chiunque, a vario titolo, sta svolgendo un servizio o un lavoro.

La benedizione implica un richiamo alla e nella volontà di Dio. Da questo punto di vista, sono bellissime le benedizioni diffuse lungo l’Antico Testamento. Sono un richiamo costante alla presenza del Signore nella vita di ognuno.

Gli oggetti benedetti

Ritornando al verbo “funzionare”, sugli oggetti benedetti, potremmo dire che la benedizione è tale, raggiunge il suo scopo, solo nella misura in cui è data, o meglio impartita, e ricevuta per fare la volontà di Dio. Fare e ricercare il bene, secondo i voleri del Signore. Se, ad esempio, benedico un oggetto è perché quell’oggetto mi sia utile per compiere il bene.

Nel benedire gli oggetti, infatti, si è soliti usare una formula che è più o meno come la seguente: «Benedici, Signore, questo oggetto e fa’ che coloro che se ne serviranno con rendimento di grazie e per l’invocazione del tuo Nome Santissimo [o per intercessione di Maria, o del Santo titolare…], conformando la loro vita al Vangelo, ottengano la salute del corpo e la salvezza dell’anima».

Una benedizione, quindi, non può mai esser data per benedire il male che non è nella volontà di Dio ma sempre e solo “per confermare la propria via al Vangelo”.

Immagino, adesso, quanti stanno pensando a come, durante i secoli, si siano benedetti armi, se non addirittura eserciti. Non voglio arrampicare sugli specchi! In questo caso, l’atto della benedizione non deve essere inteso come una modalità per far riuscire un massacro ed ottenere una vittoria a discapito dei propri nemici. Si benedice il servizio di coloro che rischiano la morte per difendere la vita altrui. Nessuna guerra è mai giustificabile, ma ogni nazione è tenuta a difendersi quando è attaccata.

Benedire è sempre e comunque opera di Dio. Ognuno di noi, essendo chiamato ad imitare il Signore, deve imparare a benedire. Facciamolo e il mondo e gli altri assumeranno un volto nuovo considerato che esser benedetti significa avere il Volto del Padre che accompagna ogni uomo nella propria quotidianità.

Oggetti benedetti