Festa dell’amore o degli innamorati?

Vai al blog

I miei articoli:

URBANO II

Nel cuore dell’XI secolo, quando la cristianità europea è attraversata da conflitti, fame,

Leggi Tutto »

San Valentino festa degli innamorati

Avete messo a bagno i fiori, digerito la cena di San Valentino, scartato i regalini? 24 ore dopo, abbiamo consumato il rituale di San Valentino, una festa commerciale e vagamente pagana. Anche perché, non esiste prova che San Valentino avesse a che fare con gli innamorati. Di questo giovane martire del III secolo ci sono state tramandate poche notizie e nessuna di esse parla di un patronato sull’amore terreno. 

Tuttavia è bello festeggiare, è bello l’amore, figuriamoci quanto può essere bello festeggiare l’amore. Una gioia doppia, una cosa da non perdere. E non c’è niente di male! Tuttavia, tolto il giorno della festa, vorrei riflettere su qualcosa che si celebra nei restanti 364 giorni: l’amore.

San Valentino rischia di confonderci le idee e alimentare un equivoco: pensare che l’amore coincida con quel picco di adrenalina che si prova all’inizio.

Gli innamorati e lo champagne emotivo

L’innamoramento è frizzante come un brindisi improvviso. Ti sale alla testa, ti fa ridere da solo, ti convince che ogni coincidenza abbia un significato cosmico. È una fase precisa, potente, inebriante. Funziona in maniera spontanea: uno sguardo, una frase, un dettaglio minuscolo e l’universo cambia prospettiva. In quel momento il centro della scena sono io e quello che provo. Mi sento vivo, desiderato, apprezzato. L’innamoramento travolge e seduce proprio perché ti fa sentire al centro del mondo, ti fa stare bene.

L’amore: architettura quotidiana

L’amore gioca un campionato diverso. Non vive di fuochi d’artificio, preferisce l’ingegneria alla pirotecnica. Se l’innamoramento può essere un colpo di fortuna, l’amore è una decisione lucida. È un atto di volontà che si rinnova senza clamore. Significa scegliere quella persona anche quando non c’è nessuna colonna sonora in sottofondo. Significa restare presenti, affidabili, coerenti. L’amore costruisce fondamenta, stanza dopo stanza, giorno dopo giorno.

Dal “mi fai sentire” al “come ti senti”

C’è un passaggio sottile che cambia tutto. L’innamoramento riguarda come mi sento io con te. L’amore si sposta e chiede come sta l’altro. Non come si sente, che è un aspetto soggettivo, temporaneo, instabile. Chi ama vuole il bene dell’amato, non solo il suo buon umore. È uno scarto di prospettiva che trasforma l’emozione in responsabilità. Non si tratta più solo di vibrare, fare gesti romantici o dichiarazioni poetiche. Si tratta di prendersi cura. L’attenzione si allarga, l’ego si ridimensiona, la relazione diventa uno spazio condiviso dove entrambi contano allo stesso modo.

Per questo l’amore si celebra meno. L’amore può essere anche fatica, aggiustamenti, imperfezione. 

Essere innamorati o amare?

L’innamoramento è un’onda alta che arriva senza preavviso. L’amore è il porto che permette di attraccare. L’innamoramento accende, scuote, destabilizza in modo meraviglioso. L’amore tiene, sostiene, dà struttura. Non vive soltanto di intensità, vive di continuità. È meno spettacolare, più solido. Meno vertigine, più profondità.

Gli altri 364 giorni

Essere innamorati è un’esperienza che può capitare. Amarsi è una decisione che si prende con intenzione. Non tutti gli innamoramenti diventano amore. Nel passare dall’innamoramento all’amore, bisogna mettere in gioco non più solo il cuore e la pancia, ma anche la testa. Ed è per questo che l’amore è ragionevole, cresce fra persone che hanno una sintonia di valori, non sono una comunanza di gusti e desideri. Se l’innamoramento è fiamma, l’amore è brace.

La differenza sta tutta lì: nel passare dall’emozione che travolge alla volontà che costruisce. E in quel passaggio, silenzioso e determinato, si gioca la vera storia d’amore.

Se celebriamo con tanta gioia ed entusiasmo il 14 febbraio, non possiamo dimenticare gli altri 364 giorni.

Innamorati