Il prezzo dei sacramenti

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URBANO II

Nel cuore dell’XI secolo, quando la cristianità europea è attraversata da conflitti, fame,

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IL PREZZO DEI SACRAMENTI

Caro Padre, quanto costano i sacramenti? Possibile che in alcune parrocchie vi siano dei veri e propri tariffari con il prezzo dei sacramenti?

I sacramenti sono gratis… e come sempre, dopo la risposta secca, aggiungiamo qualche nota a precisazione.

Il motivo per cui un sacramento è gratis – potremmo dire – è da ricercare nel fatto che è “roba di Dio” e, in quanto tale, sarebbe impagabile, impossibile, stabilirne il prezzo. Lui dice: «Il cielo è il mio trono, la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa mi potreste costruire? In quale luogo potrei fissare la dimora?» (Sl 66,1) e noi pensiamo di poterlo pagare? Davvero? Quanto ci sarebbe da riflettere sulle parole del salmo!

Magari non ce ne rendiamo conto ma le cose che sono gratis, il più delle volte, sono tali perché non quantizzabili economicamente. Pensiamo all’amore che riceviamo: è totalmente gratuito e il solo provare a stabilirne il prezzo, a contraccambiarlo con della moneta, sarebbe oltraggioso. «Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore non ne avrebbe che dispregio» (Ct 8,7): illuso chi crede di pagare un gesto d’amore. È racchiudere ad una logica commerciale, tipica del baratto, quello che, invece, è totalmente incondizionato.

Il significato dell’offerta

È, però, purtroppo vero che in alcune parrocchie esistono dei tariffari: a volte sono esposti e non saprei dire il perché sebbene non fatichi ad immaginarne le ragioni.

Capita, ad esempio, che ci si rivolga in parrocchia per far celebrare un battesimo, per la cresima o la prima comunione senza lasciare un’offerta. Questo è triste se si pensa che, invece, si spendono migliaia di euro per tutto ciò che fa da contorno al sacramento.

Succede anche in occasione dei funerali. Non pochi sacerdoti lamentano la totale indifferenza di chi neanche ci prova a lasciare un’offerta in chiesa. I più giustificano la propria avarizia e indifferenza trincerandosi dietro lo slogan che “il vaticano è pieno di soldi”. Ritenengono che la Chiesa è ricca e, quindi, non ha bisogno di essere sostenuta.

Non ci si rende conto che, così dicendo, si palesa un’ignoranza straordinaria. Le parrocchie, infatti, si reggono sulla sola provvidenza derivante dalle offerte dei fedeli (che sono tenuti a sostenere la Chiesa: è uno dei precetti generali che ogni battezzato deve adempiere!).

Solo raramente ed eccezionalmente ricevono elargizioni straordinarie quali, ad esempio, quelli del famigerato 8 per mille. Il quale, tra l’altro, oltre ad essere in costante diminuzione negli ultimi anni per la mancata destinazione dei cristiani in fase di dichiarazione dei redditi, è, il più delle volte, giustamente indirizzato ad opere di carità).

Fare un’offerta non e’ pagare il prezzo dei sacramenti

Altra cosa non bella seppur rara è che alcune agenzie funebri inseriscono in fattura una voce apposta (chiesa, parrocchia, sacerdote, servizi religiosi o cose del genere) lasciando intendere che serve per “pagare” il parroco o la parrocchia…

Questo è un grave abuso per due ragioni: innanzitutto, non esistono tariffe ma solo (eventuali) offerte libere; inoltre, ci sono situazioni di povertà in cui una famiglia potrebbe non permettersi di lasciare, pur volendo, un’offerta. In tal caso, è sommamente ingiusto gravare (in fattura, in un momento drammatico quale è un funerale) inserendo una cifra che, invece, un sacerdote eviterebbe di accogliere…

Senza poi che nessuno controlli se tale offerta (in realtà, in questa logica diventa “una voce di spesa”, ma non e’ certo il prezzo dei sacramenti!) sia realmente devoluta.

I matrimoni

Parliamo anche dei matrimoni: il business legato a questo sacramento è talmente eccessivo che non pochi giovani non si sposano e preferiscono andare a convivere evitando le nozze.

È vero che chi convive dimostra di avere poche idee e molto confuse dato che, per sposarsi, basta volerlo, essere in due, e accordarsi con il sacerdote. Tutto il resto è solo scena (oltre che “buttar via” soldi). Certamente – lo capisco – si sogna il matrimonio come momento indimenticabile della propria esistenza. E qui bisogna chiedersi, sinceramente, cosa davvero conta.

Tuttavia, nel caso di un matrimonio, entrano in gioco altri elementi che vanno a giustificare “la tariffa”. La scelta della location, ad esempio. Alcuni vogliono sposarsi in particolari chiese (storicamente o artisticamente rilevanti): queste, di suo, solo per aprirle, richiedono costi non indifferenti. È in questi casi che i sacerdoti sono costretti a mettere vere e proprie tariffe.

E nessuno si lamenti, per favore: i lussi vanno pagati! E, ad ogni modo, preciso, che per la celebrazione del matrimonio in tutte le diocesi esiste una vera e propria tassa che serve per l’istruttoria matrimoniale: una somma minima rispetto a tutte le altre…

Prezzo dei sacramenti e offerte per le messe

Discorso a parte va fatto per quello che alcuni chiamano stipes: l’obolo per il sacerdote che celebra la Santa Messa. Si tratta solo di un suggerimento che, almeno in Italia, ha indicazioni geograficamente diversificate per regioni e diocesi: in Sicilia, ad esempio, è di 8 euro, nella diocesi di Milano di 15 euro, nel resto d’Italia di 10 euro (non so se ci sono indicazioni diverse per altri luoghi).

Ribadiamo che è un suggerimento e non “il costo”, perche’ il prezzo dei sacramenti e’ una cosa che non esiste. Si è liberi di dare di meno, di non dare nulla o di dare di più. Certo è che, il non dare nulla (quando si potrebbe), dimostra la non intenzione di partecipare a quanto si celebra, lasciando ad un altro (del quale si approfitta) quello che sarebbe, invece, un dovere personale. Come capire se non va bene il nostro non dare l’offerta? Semplice: basta guardare alle spese che facciamo ordinariamente senza la minima esitazione… Invece lesiniamo per l’offerta di una celebrazione eucaristica.

Il prezzo dei sacramenti non ha nulla a che vedere con la carita’

Non raramente mi è capitato di celebrare Sante Messe senza ricevere un’offerta: il motivo? Beh, quello lo lascio a chi avrebbe dovuto pensarci. Per me che sono prete e che so che solo un sacerdote può “dir Messa” non mi sono mai fatto problemi. Ma mentirei se dicessi che chi non lascia un’offerta, probabilmente, non ha capito granché.

Il prete, sia chiaro, celebra lo stesso per due ragioni: innanzitutto per il bene della povera anima (il più delle volte si celebra per un defunto) che sta aspettando un suffragio.

Inoltre, spero che, domani, quando sarò dall’altra parte, l’infinita misericordia di Dio permetterà a me di godere della carità eccezionale che un mio confratello sacerdote potrà fare nei miei confronti.

Ad ogni modo, lo confesso: sorrido quando le persone mi chiedono “quant’è?”, perché mi fanno tenerezza: dimostrano, con quelle parole, che non hanno la minima idea di quello che è una celebrazione eucaristica e cosa accada sull’altare. Attenzione: non è che io ne comprenda di più, ma almeno ci provo. E che Dio mi aiuti!

Prezzo dei sacramenti