Agostino di Ippona: santo, filosofo e… ex scapestrato
Chi pensa che i santi nascano con l’aureola già in testa dovrebbe conoscere la storia di Agostino di Ippona. Nato a Tagaste, nell’attuale Algeria, nel 354, non era certo un modello di diligenza. Brillante, intelligente, assetato di piaceri: nella sua giovinezza colleziona esperienze amorose e filosofiche a tempo determinato.
Passa dal manicheismo al neoplatonismo con la stessa leggerezza con cui oggi si cambia serie su Netflix.
Cartagine, la città che ospita i suoi studi e la sua giovinezza, è un covo di tentazioni. Una città grande, ricca, piena di ogni possibile occasione di divertimento: quelli leciti e quelli peccaminosi. Agostino non si fa mancare nulla, ha persino una relazione di lungo corso, da cui nasce un figlio.
Eppure proprio questo percorso tortuoso dimostra che la via della santità non è necessariamente netta e priva di incidenti. Si dice che Dio scriva su righe storte e per Agostino di Ippona è davvero così. La sua via alla santità non è una strada lineare, rettilinea e ben tracciata, ma un percorso con buche, cadute, tratti dissestati. Agostino trova la sua strada e dimostra che non bisogna mai dire mai: non ci sono errori che non possano essere corretti, peccati che non possano essere perdonati, cambiamenti che non possano essere fatti.
La mamma che non molla
Dietro ogni grande uomo, si dice, c’è una grande donna. Nel caso di Agostino, c’è soprattutto una madre che prega senza tregua: Monica. Donna di fede incrollabile, passa anni a versare lacrime e a supplicare Dio perché il figlio lasci la vita dissoluta. Agostino stesso confesserà che quelle lacrime materne sono state come un fiume che alla fine scalfisce la roccia della sua testardaggine.
Agostino di Ippona è uno di quei figli che pare non ti ascoltino mai. Tu ti sgoli e loro fanno il contrario. Ma alla fine qualcosa passa. Semi di amore che germogliano.
Sarà santa anche lei, mamma Monica, la Chiesa la ricorda il giorno prima del figlio. Uniti nella vita come nella vocazione alla santità.
L’incontro fra Agostino di Ippona e Ambrogio
Si sa che un buon amico può salvarti la vita e non solo in senso letterale. Ci sono amicizie che ispirano, elevano, insegnano. Questo è il caso del rapporto di affinità, ammirazione e affetto fra Agostino di Ippona e il grande Ambrogio. Lo incontra a Milano. Agostino capisce che Ambrogio può cambiare la sua vita. Sant’Ambrogio è vescovo e oratore straordinario. Le prediche di Ambrogio non sono solo teologicamente solide: erano anche retoricamente affascinanti, capaci di conquistare un intellettuale curioso come Agostino.
Lì, sotto quella voce calda e incisiva, il giovane ribelle inizia a scoprire che la fede non è nemica della ragione. Nel 387, dopo un’intensa crisi interiore, riceve il battesimo dalle mani dello stesso Ambrogio.
Opere di Agostino di Ippona: bestseller ante litteram
Ritiratosi per un periodo in contemplazione, Agostino di Ippona diventa sacerdote e poi vescovo. Da quel pulpito, e dalla sua penna, nasceranno opere che ancora oggi scuotono biblioteche intere:
- Le Confessioni, la sua autobiografia spirituale, un mix unico di introspezione, filosofia e poesia, che racconta senza filtri la sua conversione.
- La Città di Dio, monumentale riflessione sulla storia, la società e la fede, scritta dopo il sacco di Roma del 410, per dimostrare che la speranza cristiana non crolla con le mura della città eterna.
- Il De Trinitate, un capolavoro di pensiero teologico che ancora oggi mette alla prova studenti e professori.
Aneddoti gustosi
Agostino non manca di ironia. Celebre la sua preghiera giovanile: “Signore, rendimi casto… ma non subito”. Una frase che da sola vale più di mille trattati di psicologia, perché mostra un uomo diviso tra desiderio e ragione, tra slancio spirituale e attaccamento al mondo. E ancora: racconta di aver rubato pere da ragazzo non per fame, ma solo per il gusto di trasgredire. Una piccola bravata che diventa, nelle sue Confessioni, occasione per riflettere sul mistero del male.
Fortuna e ricezione di Agostino di Ippona
Agostino muore nel 430, durante l’assedio dei Vandali a Ippona. Ma il suo pensiero non resta lì. Nei secoli successivi diventa il dottore della grazia, il gigante che influenzerà tanto il Medioevo cattolico quanto la Riforma protestante: Lutero era un agostiniano. Ancora oggi filosofi, teologi e persino psicologi trovano nelle sue pagine spunti attualissimi. Non male per un ragazzo che aveva cominciato rubando pere.
Agostino dimostra che la santità non è perfezione da manuale, ma un cammino fatto di cadute, lacrime di madri tenaci, maestri illuminati e, soprattutto, una passione per la verità che non smette mai di cercare.
