In India l’amore per il prossimo ha il volto delle suore missionarie
In India la speranza non è un concetto astratto: ha il volto sorridente e le mani operose delle Francescane Missionarie di Maria. Non amano i riflettori, ma la loro presenza si sente. In mezzo a villaggi dimenticati e metropoli caotiche, queste religiose diventano compagne di strada per chi vive ai margini. È il Vangelo che prende il tuk-tuk, che bussa alle case più povere, che si siede accanto a chi non ha nulla.
L’India ha bisogno delle Missionarie
In India, la realtà quotidiana rivela ancora immense disuguaglianze.
Negli ultimi anni, l’India ha visto il tasso di povertà estrema calare dal 27,1 % del 2011-12 a circa il 5,3 % nel 2022-23, secondo la Banca Mondiale. Alcuni studi più recenti parlano di un ulteriore calo sotto il 5 %. Ma questi numeri non raccontano tutto: oltre 300 milioni di persone vivono ancora in povertà.
Moltissimi non hanno accesso a sanità, istruzione o servizi sociali. Circa 195 milioni di indiani sono sottoalimentati, e il 43 % dei bambini soffre di malnutrizione cronica. In un Paese in cui gran parte delle cure deve pagata di tasca propria, ammalarsi può significare finire in miseria.
È in questo scenario che la speranza diventa necessaria come l’aria. E, sorprendentemente, ha anche un nome: le Francescane Missionarie di Maria.
Una fondatrice dal passo deciso
Tutto parte da una donna francese che portava nel cuore un’urgenza potente: Hélène-Marie de Chappotin, nota come Mary of the Passion. Nata a Nantes nel 1839, non è stata una monaca da chiostro silenzioso. La sua vocazione l’ha spinta lontano, fino all’India britannica.
Una donna che non si è mai arresa. Nel 1877 fonda un nuovo ordine a Ootacamund, che dal 1885 prende il nome di Francescane Missionarie di Maria. Da lì l’opera cresce, come un fiume in piena. Alla morte di Mary, nel 1904, l’ordine è presente in quattro continenti. Giovanni Paolo II la proclama beata nel 2002, riconoscendole di aver trasformato la fede in azione concreta.
Costruire il Vangelo mattone dopo mattone
Le sue figlie spirituali oggi continuano lo stesso cammino. Non si limitano a parlare di speranza: la costruiscono ogni giorno, mattone dopo mattone.
Nei villaggi senza scuole, improvvisano aule sotto tetti di lamiera. Dove non ci sono ambulatori, aprono dispensari. In Kashmir gestiscono un ospedale, in Tamil Nadu seguono bambini con disabilità, nello Jharkhand si prendono cura di piccoli affetti da HIV.
E quando la tratta di minori minaccia i più fragili, le suore scendono in campo in modo concreto. Nelle stazioni ferroviarie di New Delhi intercettano bambini a rischio deportazione, li mettono al sicuro e, quando possibile, li riconducono alle famiglie. Non si tratta di azioni simboliche, ma di vite letteralmente salvate.
Una speranza delle missionarie con i piedi per terra
Altre sorelle scelgono le baraccopoli come aula universitaria: portano lì i loro studenti di teologia per mostrare che la fede non si riduce a teoria, ma prende corpo nel servizio concreto ai poveri.
Quello che colpisce, osservandole, è la naturalezza con cui affrontano emergenze enormi. Non amano i grandi discorsi: preferiscono i piccoli gesti quotidiani che, sommati, cambiano davvero il volto di una comunità. Un banco di scuola, una carezza, una medicina: la speranza prende forma così.
Mary of the Passion, vedendo le sue figlie oggi, sorriderebbe. Perché capì che la fede è chiamata a camminare insieme all’uomo, con i piedi ben piantati nella terra della sofferenza e lo sguardo rivolto al cielo.
