Milano non è una città per poveri?

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URBANO II

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Il richiamo dell’Arcivescovo: di Milano oltre efficienza e profitto

L’Arcivescovo di Milano Mario Delpini richiama con forza la città: l’efficientismo e il profitto non sono i valori fondativi di Milano e non possono diventare il futuro. Il vero patrimonio milanese non è nel PIL o nell’imponibile fiscale, ma nella spiritualità, nella solidarietà, nella convivenza — risorse irriducibili all’economia. Milano va pensata come comunità, non solo come sistema produttivo.

Una città ricchissima… ma disuguale

Milano è la capitale economica d’Italia e una delle città più ricche d’Europa. Con un PIL pro capite che supera i 61.200 € (2021), è fra le realtà più prospere del Paese. Nel 2023, il reddito disponibile medio pro capite delle famiglie milanesi è stato di 34.885 €, quasi due volte e mezza quello di aree come Foggia. All’interno della città, però, la forbice è ampia: il centro (Duomo, Brera) supera i 90 000 € annui, mentre zone come Quarto Oggiaro si fermano a meno di 18 000 €.

A Milano cresce la ricchezza… ma aumenta la povertà

Dietro l’apparente benessere, la fragilità avanza. I cosiddetti “working poor” — persone con lavoro ma con reddito insufficiente — rappresentano oggi l’80,9% di coloro che si rivolgono alla Caritas Ambrosiana, in aumento rispetto al 77,5% del 2022. Le famiglie con minori sono in crescita (+24,2%), di cui il 74% immigrate e il 23,5% madre single.

Spopolamento? Giovani che lottano per restare

Milano racconta anche lo sforzo quotidiano dei giovani: un laureato under-29 spende circa 1 175 €/mese, contro una media di 955 € nelle altre aree metropolitane, per vivere — afferma un report di Tortuga e Adesso!. Nonostante tutto, la metropoli continua a richiamare talenti: negli ultimi anni ha attratto più giovani laureati dall’estero di quelli che ne sono partiti.

Una Milano che deve tornare a essere accogliente

Milano può e deve essere un contesto accogliente — non per debolezza, ma per vocazione. Non basta il PIL: la ricchezza economica non può oscurare l’urgenza della solidarietà e della cura. L’Arcivescovo di Milano parla invece di comunità e di bene comune, due aspetti che devono rimanere al centro, per evitare derive efficientiste e capitalistiche, che rovinino il tessuto sociale e spirituale della città.

Occorre definire realmente il progresso: una città progredisce davvero se offre dignità e ascolto anche a chi è fragilissimo.

Non basta l’efficienza: il futuro di Milano va misurato anche sulla base della sua capacità di includere, ri-generare comunità, custodire i più vulnerabili.

Milano ha tradizioni profonde di spiritualità e servizio — sono queste che l’Arcivescovo ci invita a riscoprire, allargando il cuore e non chiudendo i confini dell’anima.

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