I martiri missionari

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La celebrazione dei missionari martiri

Oggi la Chiesa ricorda i missionari martiri, facendo memoria dell’assassinio dell’arcivescovo di San Salvador, Sant’Oscar Romero, il 24 marzo del 1980. Una storia avvenuta in fondo pochi anni fa, sotto gli occhi di noi moderni. Un assassinio cruento, vigliacco, una ferita alla giustizia e alla verità. Si parla poco dei missionari e della loro vita, spesa al servizio dell’evangelizzazione. Eppure, tanti missionari nel mondo muoiono ancora, uccisi in odium fidei, come dice la Chiesa, ovvero, in odio alla fede che professano e testimoniano.

Per una strana Dioincidenza, questa data ricorre quest’anno nella domenica delle Palme. In questa data, il Vangelo ricorda che Gesù entra a Gerusalemme, salutato dalla folla festante.

Quella stessa folla, probabilmente, di lì a pochi giorni sarà chiamata a scegliere fra lui e Barabba, e sceglierà il ladrone. Tutto questo non lo sanno gli apostoli, non lo sanno Marta, Maria, Lazzaro, né coloro che oggi lo acclamano, ma Lui sì. Lui sa che deve compiersi la profezia biblica. Non ignora che dovrà morire per salvare gli uomini. Gesù sa di essere un martire, mandato sulla terra per convertire e salvare.

I missionari martiri e la loro missione

I missionari martiri abbracciano l’esempio di Gesù e lo imitano. Per la loro missione, si fanno simili a lui. Anche loro mettono la vita al servizio della conversione e della salvezza del prossimo, e spesso la perdono. Nella lettera di San Paolo di oggi (nel rito Ambrosiano) si trova un frase, che è un’altra incredibile Dioncidenza. Paolo scrive agli Ebrei, popolo di cui anche lui fa parte. Proprio quegli Ebrei che la settimana prossima saranno persecutori, o almeno mandanti. E dice loro:

Corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Ebrei 12, 1-3

San Paolo descrive qui l’essenza del martirio. Martirio che è sopportazione della croce, disprezzo dell’infamia, accettazione dell’ostilità dei peccatori.

Il martirio è testimonianza

Qual è il senso del martirio? I martiri sono testimoni della fede, e la testimoniano fino alle estreme conseguenze. Gesù lo spiega con chiarezza, nel vangelo di Luca:

Vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno consegnandovi alle sinagoghe, e mettendovi in prigione, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Ma ciò vi darà occasione di rendere testimonianza. Luca 21, 12-13

E’ difficile, nella nostra ottica umana, comprendere cosa muova i missionari martiri. Perché si muovano dal loro paese, abbandonino gli affetti, le sicurezze, la possibilità di una vita tranquilla e ordinata, per imbarcarsi in una impresa difficile come quella di salvare gli altri. Ma poi gli altri chi? Ma davvero io devo rischiare la vita per questi qua? In fondo, chi li conosce!

Ecco, i missionari martiri, a motivo della fede, mettono da parte il senso di estraneità verso un prossimo sconosciuto. Testimoniano il loro incontro con Dio e offrono a chi vuole la possibilità di conoscere Gesù e di seguirlo. E pagano, spesso a prezzo della vita, questa generosità. Infatti, i testimoni di fede sono anche testimoni di verità e la verità fa molta paura ai malvagi.

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