Le mezze stagioni, la sindrome di Rossella e il tempo presente

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Esistono ancora le mezze stagioni

Davvero non esistono più le mezze stagioni? Lo si sente dire. È come un mantra. Eppure, ieri era novembre. Cielo grigio e aria gelida e un sentore di umidità e pioggia. Invece, oggi c’è il sole. Anzi, fa così caldo, che persino il cappotto leggero è sin troppo. E domani la temperatura cala di nuovo, dice il meteo.

Accade sempre così, in quei periodi in cui l’inverno non è ancora definitivamente alle spalle, e la primavera è alle porte, ma si attarda sulla soglia. Ovunque ci sono accenni di primavera, ma alla fine lei rimane lì, in timida attesa. Queste, che lo vogliamo o no, sono le mezze stagioni. Anche se ci ostiniamo a decretarne la scomparsa, loro sono lì, di tanto in tanto, a ricordarci che esistono.

Non solo continuano a esistere. Hanno un loro perché: ci preparano alla transizione fra il passato e il futuro. Le mezze stagioni rappresentano decisamente il presente.

La metafora del nostro tempo

Le mezze stagioni, o meglio, la loro scomparsa, da più parti e spesso annunciata, non c’è. La negazione delle mezze stagioni ha molto a che fare con lo spirito dei nostri tempi. Siamo in un’epoca che è così ansiosa di vivere il futuro, che si dimentica di godere del presente. O anche solo viverlo a pieno. Archiviamo spesso frettolosamente il passato. Senza nemmeno chiederci che cosa di buono e utile possiamo trarne.

Leggevo qualche tempo fa questo libro (L’economia del sé, ne ho parlato qui: https://annaporchetti.it/2023/04/28/il-libro-di-guia-soncini-l-economia-del-se/). L’autrice dice che le giovani generazioni ignorano qualunque fenomeno avvenuto prima della loro nascita. Tutto quello che i giovani non provano direttamente, sarebbe per loro non solo inconoscibile, ma addirittura irrilevante. Anticaglie che non hanno più nulla da dire, a un mondo che va a folle velocità verso il futuro.

La scomparsa del presente

Non nego che sia vero. Anzi. Il problema non riguarda solo i giovanissimi. Posso testimoniare di tantissimi adulti troppo concentrati sulle cose ancora da venire, per prestare attenzione a quelle avvenute o in corso. Non si tratta di coltivare la nostalgia, ma di capire che la vita è un percorso. Un percorso in cui facciamo errori, maturiamo, impariamo.

Le persone che siamo oggi derivano da quello che abbiamo vissuto ieri. Ciò che saremo domani lo stiamo costruendo già adesso. E a volte sembriamo non esserne consapevoli. Più che le mezze stagioni, quello che sta scomparendo è l’idea di vivere il presente. La sua importanza, il suo significato, vengono sottovalutati.

L’età di mezzo e il futuro

Anche io mi trovo in una mezza stagione. Questa età di mezzo che sono i cinquanta. E troppo spesso anche io mi dimentico della me trenta e quarantenne. Soprattutto, penso troppo a quel che sarà domani. In qualche anno il mutuo sarà estinto. I figli avranno completato gli studi e magari troveranno un buon lavoro. Domani, fra un anno o fra dieci, farò quel viaggio, svuoterò la cantina, perderò una taglia. Più avanti avrò il tempo che mi serve per tutti i libri che non ho ancora letto.

Vi suona familiare? Finiamo così col pensare che tutto il buono e il bene che la vita ci riserva, avverrà nel futuro. In un momento imprecisato che deve ancora venire. Ci creiamo così l’aspettativa che le mezze stagioni che viviamo siano inutili. Crediamo che il presente sia solo un passaggio obbligato verso qualcosa di meglio.

Il presente

Questo atteggiamento è sbagliato e pericoloso. Non ci permette di apprezzare i doni che la vita ci sta dando, né di ponderare le minacce da affrontare.

Lo spiega bene San Paolo agli Efesini: 

Fate dunque molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. Ef 5, 15-16

Non esistono stagioni della vita in assoluto migliori di tutte le altre. In realtà, ogni cosa nasce e matura quando viene il momento opportuno:

Le opere del Signore sono tutte buone, egli provvede a suo tempo ad ogni necessità. Sir 39, 33

Disinteressarci del presente, perché siamo tutti proiettati nell’attesa del futuro, ci distrae anche dal fare ogni giorno del nostro meglio, come Cristiani e persone oneste. Per ottenere la salvezza, dobbiamo rimboccarci le maniche ogni giorno e fare il bene quotidianamente:

E non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo. Galati 6, 9 

Il matrimonio e Via col Vento

Vivere bene il presente vale in generale, e in particolare nei matrimoni. Ve la ricordate Rossella O’Hara, la bella protagonista di Via col vento? Certo che ve la ricordate, il film lo abbiamo visto almeno mezzo milione di volte a testa. Via col vento è uno di quei film immortali che, per quante volte tu lo abbia visto, non ti annoia mai. Trovi sempre buoni motivi per rivederlo. È un film pieno di frasi epiche, abilmente intrecciate nella narrazione.

Rossella è una donna forte, furba, determinata. Sa quello che vuole e fa di tutto per ottenerlo. Ma neanche lei sfugge alla tentazione di barattare un presente vero con un futuro incerto, sognato, forse irrealizzabile.

Il fascinoso Rhett Butler glielo rimprovera: “Tu calpesti la vera felicità per inseguire un ideale che non ti renderà felice”

Anche se sposa Rhett, hanno una figlia e la loro vita sembra felice, Rossella sogna un futuro diverso, con un altro uomo. Un uomo che non la ama e che non può avere: è sposato con un’altra. In questo sogno irrealizzabile, Rossella perde sé stessa, il suo presente felice e l’unico uomo che le sta accanto e la ama davvero: Rhett.

La sindrome di Rossella

Quando Rossella capisce di aver perso Rhett, si accorge di amarlo davvero e vuole riconciliarsi con lui. Il film si chiude con una sua frase significativa:

Non voglio perderlo, non voglio, ci deve essere il modo di ricondurlo a me. Oh, non posso pensarci ora, se no divento pazza. Ci penserò domani. (…) a casa mia e troverò un modo per riconquistarlo, dopo tutto domani è un altro giorno”

Ecco, questo è un esempio della pericolosa sindrome di Rossella O’Hara. Ovvero quel meccanismo per cui, invece di apprezzare il presente e metterlo a frutto, spostiamo continuamente in avanti l’idea di costruire la felicità. Ci sembra che domani sarà un altro giorno, un giorno migliore. Allora riusciremo a fare quello che ci sta a cuore. Oggi non vale nemmeno la pena provarci. Invece bisognerebbe navigare nelle mezze stagioni matrimoniali. 

e qui: https://annaporchetti.it/2023/04/28/a-proposito-di-carita-intervista/

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