Giudicare ed essere giudicati

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Giudicare ed essere giudicati

Giudicare ed essere giudicati, sono le due esperienze più comuni e più spiacevoli che si possano sperimentare nella vita. Si tratta di un baco che fa parte della natura umana. Un certo difetto di fabbricazione che tutti abbiamo. Chi più e chi meno. Ci sono poi comunità e culture che sono naturalmente più giudicanti e altre in cui c’è maggiore apertura. Essere giudicati è sgradevole. D’altra parte, chi di noi può dire di non giudicare mai? Siccome è difficile cambiare il mondo una persona alla volta, è molto più utile lavorare su se stessi. E sforzarsi di sospendere il giudizio.

La tentazione di giudicare: il fariseo in noi

Questo brutto vizio di giudicare ed essere giudicati ha radici antiche. Al tempo di Gesù, esisteva una categoria di giudei molto osservanti. Costoro si preoccupavano di rispettare scrupolosamente tutti i dettami della legge mosaica. Per questa aderenza alla forma, si sentivano moralmente superiori agli altri. Gesù li ha spesso criticati per la loro superbia e il loro attaccamento alle forme esteriori della religione. Il vangelo di Luca contiene un episodio molto chiaro a riguardo:

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato». Luca 18, 10-14

Nuovamente Luca narra un altro episodio analogo:

Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice» Luca 7,36-29

L’epilogo di questo episodio ce lo ricordiamo bene. Alla donna, pur peccatrice, viene perdonato, perché ha molto amato. Il fariseo, invece, rimane chiuso nella sua alterigia.

E, sempre Luca:

Come osi dirgli: ‘Fratello, lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio, allora vedrai chiaramente e potrai togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello. Luca 6, 42

Giudicare i fratelli non è gradito al Signore

Una situazione simile alle precedenti viene descritta anche nel brano evangelico dell’adultera. Lì c’è una folla di uomini pronti a giudicare e lapidare. Ma Gesù li blocca, ricordando loro che non sono nella posizione di farlo.

«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
Giovanni 8, 7-11

Mi pare che il messaggio sia chiaro. Il Signore ci richiama all’umiltà e ci fa capire che non siamo mai intitolati a giudicare il prossimo. I farisei non esistono più come categoria, ma il fariseismo è rimasto tutt’oggi. Giudicare l’altro, ritenendo di essergli superiore, è un peccato che ci allontana da Dio. Oltre a renderci spesso insopportabili.

5 tecniche per sospendere il giudizio

Ci si può allenare a sospendere il giudizio? Certo. Ecco 5 modi per tenere a freno questa tentazione.

Ricorda a te stesso i tuoi errori

Tutte le volte che avverti la tentazione di giudicare l’altro, ricorda a te stesso almeno qualcuno degli episodi in cui sei stato tu a sbagliare. In fondo nessuno di noi è infallibile. Sicuramente tutti abbiamo qualcosa nel passato, di cui non andiamo fieri. La sensazione di superiorità si dissolverà immediatamente, al pensiero di quella volta che anche noi…

Prima di giudicare, chiediti il perché

Le persone sono spesso animate da buone ragioni. O per lo meno, da buone intenzioni. Anche quando fanno qualcosa di strano o di sbagliato. Spesso non sappiamo nulla della loro vita. Di cosa li spinga ad agire e quali siano i loro obiettivi. Ci sono tanti errori fatti in buona fede e spesso giudicare senza conoscere le situazioni ci porta a conclusioni sbagliate. Se non conosciamo le ragioni profonde dell’agire dell’altro, asteniamoci dal giudicare.

Correggi dolcemente

Se a sbagliare è una persona a cui tieni, invece di giudicare, aiutala a vedere i suoi errori. Non sempre siamo consapevoli delle conseguenze delle nostre azioni. Correggere un fratello o una sorella è un gesto amorevole. A patto che la correzione sia fatta con spirito di carità. Nella verità, ma anche nell’amore per l’altro e per il suo bene. Questa delicatezza è anche necessaria per evitare di ferire i sentimenti di qualcuno che magari sbaglia perché vive un momento di oggettiva difficoltà.

Pregare invece di giudicare

Un altro gesto utile e caritatevole è pregare per chi si è perso. Pregare invece che giudicare, permette di ottenere molti benefici. Intanto, può aiutare concretamente chi è in crisi. E poi aiuta anche noi, a sottrarci al giudizio e invece a coltivare l’umiltà.

Accogli

La cosa più bella che possiamo fare per gli altri è accoglierli. Senza condizionare questa accoglienza al loro modo di comportarsi. Proprio perché l’altro ha sbagliato – e di solito lo sa – ricevere gesti di vicinanza e di sostegno, anziché di critica e giudizio, gli farà bene. Chi agisce male è spesso ferito e sapere di poter contare sulla solidarietà di chi lo circonda, è un gran sollievo.

Evitare di giudicare è sempre preferibile. Se si riesce ad accompagnare questa sospensione del giudizio con la solidarietà e il sostegno, si rispetta pienamente l’insegnamento evangelico.

Ne abbiamo parlato qui: https://annaporchetti.it/2023/12/21/la-beneficenza-finta-e-la-carita-vera/

e qui: https://annaporchetti.it/2023/04/28/a-proposito-di-carita-intervista/

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