La Meloni e la famiglia (tradizionale?)

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I miei articoli:

Tutti parlano della Meloni (e delle sue vicende personali)

Tutti hanno parlato degli affari sentimentali di madame la presidente Meloni. Fra i tanti, la Soncini è stata geniale (come sempre). Ma non ha colto il punto. Io però l’ho likata lo stesso. È un riflesso pavoloviano. Se il like non è per stavolta, lo sarà per la prossima. Varrà per qualche articolo che mi sarebbe piaciuto e non ho letto. Veneziani un po’ meglio, ma non del tutto. Va più a segno Gramellini, ma non approfondisce. Insomma, serve che sull’affaire Meloni, vi dia il mio illuminato parere di massaia normodotata del web. Non mi interesso di politica, come chi mi conosce ben sa. Ma questa non è politica, questo è costume, riflessioni su amore e famiglia. In questo ambito mi sento a mio agio.

Qualche giorno fa, Mediaset ha reso pubblici alcuni fuori onda. Ritraevano il compagno della Meloni in apprezzamenti sopra le righe verso una collega e altre spacconerie di dubbio gusto. Ovviamente, tutti si sono messi alla finestra a guardare. E la premier Meloni deve aver sudato freddo – credo – consapevole che tutto ciò che avrebbe fatto, sarebbe stato usato contro di lei.

E che fa? Se lo tiene? Il maschio porco sciovinista che si tocca le parti basse in pubblico e fa il lumacone con la collega? Ma che donna è, una che sta al fianco di uno così? Chi si assomiglia si piglia!

Oppure al contrario:

Lo sbatte fuori di casa? Eh, ma che sceneggiata! Ma lei non era per la famiglia tradizionale? E adesso che fa, si separa come lo spot di Esselunga?

Diciamo che, per qualche ora, non c’è stata sedia più scomoda di quella della premiere dame.

La Meloni vista dalla Soncini

Vi anticipavo che la Soncini, che di solito è estremamente perspicace, stavolta secondo me ha toppato. Lei dice:

Che tu sia cornuta come me, vessata come me, tra le difficoltà d’essere donna in carriera ma anche madre come me, con la ritenzione idrica come me, che tu sia il mio specchio vale più d’una finanziaria che metta i soldi nei posti giusti.

E poi rinforza il messaggio, ricordandoci che la famiglia tradizionale italiana da sempre prevedere l’adulterio:

Qualche anno fa, un giornale americano m’intervistò su un libro che avevo scritto, una storia sociale dell’adulterio, che poi era una ricognizione del matrimonio all’italiana. Raccontai all’intervistatrice le storie che gli italiani conoscono a memoria: Marcello Mastroianni che non lascia mai la moglie nonostante con Catherine Deneuve faccia perfino una figlia; Vittorio De Sica e la sua doppia vita; Eugenio Scalfari e il suo secondo matrimonio sospeso per decenni. Prima della pubblicazione, la giornalista mi scrisse preoccupata: l’ufficio legale temeva querele. Ridendo molto, le mandai pagine di autobiografie e interviste e qualunque prova del fatto che mica erano pettegolezzi: era la tradizione italiana, l’adulterio istituzionalizzato.

In realtà in questo caso, la Soncini pecca per eccesso di immaginazione. Non abbiamo alcuna prova che si sia consumato un vero adulterio. Abbiamo assistito solo a delle avances un po’ grossolane. Avances a cui la diretta interessata ha opposto un inequivocabile disinteresse. Qui il punto non è che il matrimonio all’italiana preveda spesso corna e che la moglie media ci passi sopra con disinvoltura. Il punto è che c’è qualcosa che, per una donna, o almeno per alcune donne, è persino peggio del tradimento. Ovvero la pubblica umiliazione.

Le ragioni della diretta interessata

La Meloni, visto che tutti parlavano della sua unione, ha voluto anche lei dare la sua versione. Lo ha fatto in un tweet (cosa possibile nell’epoca della comunicazione diretta e senza filtri con le masse). Lì lei non parla di infedeltà. Non fa la vittima. Dice che le loro strade di sono divise. Forse -pensiamo noi- lascia il compagno perché il suo comportamento è rozzo, indifendibile, fastidioso.

È un atteggiamento che, visto il ruolo istituzionale di lei, la mette in difficoltà. Tocca dare ragione a Gramellini: il first gentleman non è stato all’altezza del suo ruolo. Perché, anche per fare il numero due, ci vuole buon senso ed eleganza.

La Meloni e la famiglia tradizionale (oppure no)

Quali che siano i motivi di questa separazione (non li conosciamo e non ci riguardano) resta però un fatto. In tanti, troppi, si sono tuffati nella polemica. Ma come, la presidente del consiglio, che ha sempre difeso la famiglia tradizionale, adesso mette fine alla sua?

A me tutto questo risveglia un paio di riflessioni. La prima è lessicale. Diciamocelo: anche basta parlare di famiglia con l’aggettivo tradizionale, come fosse un prodotto da forno. Focaccia con impasto tradizionale! Torta della nonna, della tradizione. La famiglia – per chi ci crede- più che con la tradizione ha a che fare con la comunione fra moglie e marito. Una dimensione valoriale, affettiva, spirituale, che non è legata a una particolare tradizione, ma fa parte dei bisogni umani da sempre.

In secondo luogo, non si gioisce delle disgrazie altrui. Nemmeno di quelle degli avversari politici. Se qualunque separazione porta con sé un fardello di dolore (ci si affeziona al canarino e persino al pesce rosso, figuriamoci a un essere umano con cui abbiamo condiviso un pezzo di vita), a maggior ragione il fardello è pesante per chi a quella unione credeva in modo particolare.

Secondo me, la vicenda c’entra poco con le famiglie tradizionali. C’entra piuttosto con un danno di immagine che la premier non vuole e non può permettersi. Pur avendo sempre parlato a favore della famiglia tradizionale, la Meloni non ne ha mai avuta una. Non si è mai sposata, né prima né con l’attuale compagno. La vera domanda è: Il fatto che non abbia mai avuto una famiglia cosiddetta tradizionale, né prima né ora, la legittima a parlare in difesa delle famiglie?

Credere nella famiglia non vuol dire averne una perfetta

Per essere intellettualmente onesti, bisogna ammettere che subire o decidere una separazione, non mette necessariamente in discussione le nostre convinzioni su matrimonio e famiglia. Si può continuare a credere nel matrimonio, anche di fronte al fallimento del proprio. Si può voler difendere la famiglia in generale, anche se non si è riusciti a difendere la propria.

Anzi, specialmente le sofferenze che derivano da una separazione, possono renderci ancora più evidente quanto sia importante vivere in una famiglia unita e armonica. Proprio di fronte alla fine dell’unione con un uomo (o una donna) che abbiamo amato, comprendiamo la bellezza di un matrimonio che riesce a unire per tutta la vita.

Quello che sfugge a chi fa queste affermazioni -generalmente in mala fede- è che principi e valori sono validi universalmente e prescindono dal nostro modo imperfetto e difettoso di metterli in pratica.

Sarebbe come dire che, siccome esistono i ladri, allora non ha più senso credere nell’onestà e praticarla. Invece, ladri, mariti o mogli infedeli, matrimoni distrutti sono tutte realtà che non negano i principi che trasgrediscono.

Equivarrebbe a sostenere che, siccome siamo peccatori, allora tanto vale smettere di credere in Dio: tanto non arriviamo a essere buoni cristiani. E invece, pur consapevoli dei nostri tanti limiti, forse proprio per quelli, continuiamo a credere in Dio e a pregarlo di dire soltanto quella parola, ché noi saremo salvati.

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