Capelli grigi si o no?

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Ci attendono giorni e capelli grigi?

Una volta, nel decalogo dei peccati estetici capitali, i capelli grigi occupavano una posizione di spicco. Assieme alle unghie mangiate o listate con la riga nera, ai brufoli bella vista, la ceretta approssimativa e ad altri due o tre misfatti estetici. Tutto questo richiedeva alle donne una routine di bellezza piuttosto densa. Addirittura, estenuante.

Più recentemente, le super star del cinema o della musica hanno decretato che no, i capelli grigi (o bianchi) non sono affatto un difetto estetico. Anzi, vanno sfoggiati non solo senza imbarazzo, ma addirittura con orgoglio.

I capelli grigi di Carrie

Sarah Jessica Parker, per anni, ha dato vita a Carrie, personaggio assai fashionista. Ora, nel sequel di Sex and the city, è apparsa ammaccata dalla vita e anche un po’ nel look, con lunghe chiome bionde, ma insidiate da capelli grigi ben visibili. Capelli grigi che l’attrice mostra, con apparente disinvoltura. Forse non a caso, la nuova serie si intitola: Just like that che significa, più o meno: Proprio così. Un’amara constatazione del tempo che passa, oppure una liberazione dai tabù della bellezza giovanile? Non saprei. Fatto sta che Miranda, all’inizio della serie è l’unica ad aver affrontato una completa transizione ai capelli grigi. Eppure, dopo un certo numero di puntate, quando lascia il marito e fa una transizione sentimentale, come primo gesto torna a tingersi i capelli di rosso. Forse per sembrare più giovane?

I capelli grigi vanno bene solo a Hollywood?

Al festival di Cannes 2021, parecchie ex bellissime si sono presentate con capelli grigi. Per esempio Andie MacDowell. Vi sblocco un ricordo: è la donna che fa innamorare perdutamente Hugh Grant in Quattro matrimoni e un funerale. Oppure Jodie Foster, l’eterea biondina che indagava su uno psicopatico, con l’aiuto di Hannibal Lecter. Tutte apparse coi capelli grigi appassionatamente. La MacDowell si è definita: Silver fox, ovvero volpe argentata. Pare che pure Julia Roberts si sia convertita ai capelli grigi. La lista potrebbe continuare a lungo.

Il punto è, come sempre, che quello che va bene a Hollywood (o a Cannes) non sempre va bene a Milano, a Siena, a Lecce, a Biella. Ovvero in qualunque città normale, in cui vivono donne normali, come noialtre. Perché diciamocelo: le star del cinema, anche quando raggiungono quota anta, restano comunque belle, in formissima e telegeniche. Più di quanto noi non fossimo a vent’anni (parlo per me).

In ogni caso, la loro transizione al grigio è sicuramente curata al dettaglio, da esperti di immagine. Altro che: liberazione dalla schiavitù della tinta! Loro restano splendide, solo in un modo diverso. Nulla a che vedere con la chioma di noialtre, per le quali cedere ai capelli grigi non sempre significa piacersi.

Transizione sì o no?

Dopo i quarant’anni ho cominciato anche io a combattere coi capelli grigi. Non mi piacevano proprio. Per qualche anno ho tamponato la situazione con i colpi di sole biondi. Mi illudevo che li mimetizzassero. E invece no, che non li mimetizzano! Si metta agli atti che ho speso tempo e denaro, ma i capelli grigi facevano comunque capolino fra le ciocche bionde.

Poi sono passata alla tinta. La frequentazione col parrucchiere è durata poco. Infatti, l’uniformità della tinta richiede sedute molto regolari. Praticamente un mutuo. La mia vera transizione non è stata dal castano al grigio, ma dal parrucchiere alla tinta fai da te. La faccio da un po’. Il tempo di sperimentare varie tonalità. Sono passata dal castano cioccolato, al mogano al ramato e non ho ancora trovato la nuance perfetta (ammesso che esista).

La tinta è un lavoro difficile

È bene ammetterlo: farsi la tinta da sé non è poi così facile come molti credono. Intanto, serve l’attrezzatura adeguata. Ovvero: ciotolina in plastica e pennello piatto e largo. Ma non basta. Occorre sviluppare una certa manualità. Bisogna raggiungere i capelli grigi sin nei più profondi anfratti. Stendere la cremina sui capelli, per tutta la lunghezza. Evitare accuratamente la pelle. Riuscire a spalmarsi la tinta anche dietro, praticamente alla cieca. E senza contare l’artrosi, che rende difficoltoso spennellarsi la nuca a dovere.

Il tutto coi guanti di plastica. Ma non quelli chirurgici, che calzano come una seconda pelle. Magari. No, le confezioni di tinta contengono dei guanti molto meno comodi. Somigliano piuttosto quelli usa e getta dell’ortofrutta del supermercato. Con la differenza che agguantare una mela, un peperone o una pesca è assai meno complicato che dipingersi ogni capello. Completata l’opera, tocca tenersi tutto in posa in testa per almeno quaranta minuti. E sopportare il puzzo chimico della cremina.

Sperando che non coli, che non macchi in modo indelebile i vestiti. Sì, ammettiamolo, sicuramente è una rottura di scatole in più. La vera domanda è: ne vale la pena o no?

Pro e contro dei capelli grigi

Se decidessi di aderire al partito del: grigio è bello, di certo risparmierei il tempo e la seccatura della tinta. Il contro, temo, sarebbe il mio aspetto. Non ho nulla contro i capelli grigi e ci sono donne a cui donano persino. Pare che siano le fortunate che hanno toni freddi. E che adottano anche un make up che valorizzi il viso. Nel mio caso sarebbe un gigantesco, imperdonabile, evidentissimo segno di sciatteria. Perché io non ho toni freddi e non credo di avere di natura l’effetto capelli grigi glamorous da red carpet. E poi io proprio non mi ci vedrei, grigia tutta o anche solo in parte. La mia reazione sarebbe: mi sento una poveraccia che si è dimenticata della ricrescita.

Come riprodurre l’effetto: capelli grigi glamorous da red carpet, per tutte le donne a cui il grigio non dona per natura? Ci vorrebbe la fata di Cenerentola oppure un parrucchiere un po’ genio, un po’ mago, un po’ artista. Uno che, con incantesimi o tecniche scientifiche o non sappiamo neanche noi come (né ci importa) ci faccia sentire bellissime. Sempre e comunque. Pure col grigio. Ma è davvero solo un problema di aspetto, di parrucchiere, di prodotti?

Chi decide cosa sia la bellezza?

In passato, le donne hanno subito un diktat, che imponeva loro di tingersi, alla prima apparizione di capelli grigi. Non vorrei che però finissimo vittime di un diktat opposto, ma altrettanto implacabile. Quello di andare in giro con dei capelli che non ci piacciono, che danno al nostro viso un aspetto in cui non ci riconosciamo. Se ci fa sentire trascurate, brutte, non in ordine, allora grigio non è bello. Non è giusto fare del grigio a ogni costo una militanza ideologica. Almeno quanto non è giusto indicare la tinta come un dovere (quasi) morale.

Non una questione di colore, ma di autostima

Il nocciolo della questione non è il colore dei capelli, ma come ci sentiamo. Vivere il tempo che passa e i mutamenti del corpo, nel modo che preferiamo. La mia amica Maura, che la transizione ai capelli grigi l’ha fatta da ormai quasi un decennio, sostiene che brutta è chi brutta si sente. E io penso proprio che abbia ragione. In effetti, a me lei sembra bellissima. Quel che serve a ogni donna, è una profonda accettazione di sé. Una solida autostima. Ci si può autostimare con i capelli grigi o biondi o castani o neri. In fondo a chi spetta decidere insindacabilmente quali siano i canoni di bellezza universali?

Dobbiamo imparare a rimuovere molto del giudizio che c’è intorno alle scelte estetiche. Alla fine, l’unico vero criterio è essere in pace con sé stesse e con la propria immagine. A me dà una sensazione di benessere, spennellare approssimativamente i capelli di una qualche nuance di castano, scelta a caso dallo scaffale del supermercato. Mi fa pensare che mi voglio bene. Se domani, invece, decidessi che mi vedo meglio coi capelli grigi, appenderò ciotolina e pennello al chiodo. Credo che sia così per tutte le donne. Ognuna di noi vuole scegliere ciò che la fa sentire a suo agio. E i pareri sono cinquanta e più. Come le sfumature di grigio.

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Avevo parlato dell’estetica qui: https://annaporchetti.it/2023/01/05/la-piu-grande-cattiveria-del-reame/

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