La storia del Credo

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In cosa crede chi crede? La storia del Credo

Qual è il nostro Credo di cristiani? In passato mi ero chiesta in cosa credesse chi non crede. (Ne avevo parlato qui: https://annaporchetti.it/2023/01/20/in-cosa-crede-chi-non-crede/)

Oggi vorrei approfondire in cosa crede chi crede. Quello in cui un cattolico crede è chiaro, limpido, definito. Addirittura scolpito in una formula. Anzi in due. Sin dai primi secoli del cristianesimo, noi cattolici abbiamo avuto una professione di fede, nota come Credo degli Apostoli. A fianco ad esso, esiste un’altra formula, nota come Credo di Nicea.

Il Credo degli Apostoli

Il Credo Apostolico è il più antico. Lo si sente definire anche “Simbolo degli Apostoli”. Il termine “simbolo” si riferisce a un’abitudine in voga nell’antica Grecia, che si usava come metodo di riconoscimento. Si procedeva spezzando irregolarmente in due parti un oggetto. In questo modo, il possessore di una delle due parti poteva farsi riconoscere, ricongiungendo la sua metà con quella in possesso dell’altra persona.

Infatti, la parola simbolo deriva dal greco antico σύμβολον, sýmbolon (“segno”), a sua volta derivato dal tema del verbo συμβάλλω (symballo), formato da σύν «insieme» e βάλλω «gettare», avente il significato approssimativo di “mettere insieme” due parti distinte. Nella tradizione cristiana il “simbolo” mette insieme l’uomo e Dio.

Il catechismo della Chiesa cattolica (188) recita che:

Il «Simbolo della fede» è quindi un segno di riconoscimento e di comunione tra i credenti. Symbolon passò poi a significare raccolta, collezione o sommario. Il «Simbolo della fede» è la raccolta delle principali verità della fede. Da qui deriva il fatto che esso costituisce il primo e fondamentale punto di riferimento della catechesi.

Il Credo degli Apostoli è una professione di fede. Semplice, essenziale, è stata resa indispensabile prima del battesimo. Serviva per testimoniare la fede del catecumeno che si apprestava a ricevere il battesimo e quindi entrare nella comunità dei cristiani.

Il Credo più antico

Il Credo Apostolico più antico aveva una formula più semplice di quello attuale. Contava solo 5 articoli:

(Credo) nel Padre onnipotente; e in Gesù Cristo, nostro Salvatore, e nello Spirito Santo Paraclito; nella santa Chiesa, e nel perdono dei peccati. 

Successivamente viene ampliato. Più o meno nel II secolo, appare nella formula attuale di 12 articoli. Anche se ormai gli esperti tendono a escludere che fosse stato realmente dettato dagli Apostoli, sappiamo che comunque si tratti di una formula molto antica. Ci sono testimonianze del contenuto del Credo in Tertulliano, Sant’Ippolito, in Sant’Ireneo, in San Giustino, e forse anche Sant’Ignazio di Antiochia.

Ario, l’eretico

Nel IV secolo si diffonde l’eresia ariana. Il vescovo Ario elabora una dottrina deviata. Egli non nega la Trinità divina eppure ne dà una interpretazione diversa rispetto ai teologi cristiani precedenti e contemporanei. Ario è influenzato dal neoplatonismo, molto diffuso nell’ambiente culturale dell’Egitto ellenistico. Per la dottrina neoplatonica, Dio è un principio unico, indivisibile eterno. La sua natura divina non può essere condivisa con altri.

Per questo, Ario considera il figlio di Dio, Gesù, non eterno e non partecipe della sostanza divina del Padre. Ario crede che esista una gerarchia nella Trinità, per cui il Figlio, creato, non può essere uguale al Padre. Per lui la Trinità è costituita da tre persone. Ciascuna con una propria sostanza. L’eresia ariana si diffonde molto velocemente e dà origine a dispute che possono lacerare la Chiesa nel profondo, seminando divisione.

L’imperatore Costantino, stanco di tanta discordia, incoraggia le parti a chiarirsi una volta per tutte. Preme perché Ario e i suoi oppositori (soprattutto il vescovo di Alessandria) trovino una posizione comune. Viene indetto il concilio di Nicea, nel 325. La questione trinitaria non è solo un problema religioso e Costantino non ha la competenza teologica per schierarsi da una parte o dall’altra. Lo preoccupa però la stabilità politica del suo impero, che vede minacciata. Solo una delle due posizioni può prevalere e Costantino si affida al concilio per venirne a capo.

Il Credo di Nicea

Ario, coadiuvato da Eusebio di Cesarea, presenta la sua tesi rivoluzionaria. Egli dubita della piena natura divina di Gesù. Espone le sue ragioni e non riesce a convincere i padri conciliari. La teoria ariana viene confutata senza appello. Al termine delle dispute, il Concilio elabora un simbolo, una professione di fede in Dio, che riaffermasse in modo esplicito tutti i dogmi in cui la comunità  cristiana si riconosce. Questo spiega l’aggiunta, nel Credo di Nicea, di una serie di articoli.

Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù
Cristo,
unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre
prima di tutti i secoli:
Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero
da Dio vero, generato, non creato,
della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono
state create.
Per noi uomini e per la nostra
salvezza discese dal cielo,
e per opera dello Spirito Santo si è
incarnato nel seno della Vergine
Maria e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio
Pilato, mori e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato,
secondo le Scritture, è salito al cielo,
siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria, per
giudicare i vivi e i morti, e il suo
regno non avrà fine.

Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita, e procede
dal Padre e dal Figlio. Con il Padre
e il Figlio è adorato e glorificato
, e
ha parlato per mezzo dei profeti.

Credo la Chiesa, una santa
cattolica e Apostolica.

Professo un solo Battesimo per il
perdono dei peccati.

Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà.

Le caratteristiche del nuovo Credo

In particolare, il Credo di Nicea sottolinea la natura divina di Gesù, che è: generato, non creato, della stessa sostanza del Padre. La precisazione è diretta proprio a sradicare i dubbi sollevati da Ario. Il Credo sottolinea anche la resurrezione secondo le Scritture.

Il Credo di Nicea si occupa anche dello spirito Santo, che per Ario e i suoi seguaci era altro da Dio. Attingendo dalle Sacre Scritture, il testo del Credo chiarisce alcuni aspetti circa la nascita di Gesù e la sua esistenza terrena. Così come parla della sua morte e resurrezione.

La sopravvivenza dell’arianesimo e la sua sconfitta finale.

Malgrado la sconfitta e l’esilio di Ario dopo questo Concilio, le sue teorie si sono profondamente radicate nelle comunità cristiane. e hanno trovato anche sostenitori illustri, sia nella famiglia imperiale che presso altri re barbari. Lo stesso Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, sconfiggerà e scaccerà gli ariani dalla sua città, impegnando i suoi concittadini in una coraggiosa forma di protesta. Ne avevo parlato qui: https://annaporchetti.it/2022/12/07/self-made-saint/

L’ex Impero Romano di occidente ha ormai subito uno sgretolamento importante a opera delle popolazioni barbare. I barbari, per distinguersi dai romani, quando si convertono al cristianesimo, abbracciano la lettura ariana della fede. L’arianesimo rimarrà in auge fino al settimo secolo. Solo dopo lunghe lotte, la corrente ispirata alle posizioni del Concilio di Nicea avrà la meglio su questa eresia.

Ci vorranno altri tre secoli, per considerare l’arianesimo definitivamente sconfitto. Da Nicea in avanti, i cattolici hanno la formula di Credo di Nicea che viene usata regolarmente. Il simbolo Apostolico ricorre più frequentemente durante il periodo della Quaresima.

Il Credo riassume la nostra identità e i principi della nostra fede, in poche frasi chiarissime.

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